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Le cose che si capiscono in silenzio

Ci sono momenti in cui capisci che non serve avere sempre l’ultima parola.
A volte basta sapere, in silenzio, di aver capito prima degli altri.

È una sensazione strana: non dà soddisfazione, non accende orgoglio.
È piuttosto una lucidità che pesa, perché ti accorgi che certi schemi, certe dinamiche, certe conseguenze erano già scritte — solo che gli altri le stanno ancora leggendo alla prima riga.

Il tempo, si sa, mette tutto al proprio posto. Ma chi ha intuito prima, deve solo aspettare, con pazienza, con un sorriso appena accennato e con la consapevolezza che la verità arriva, prima o poi, anche se in ritardo.

Attenzione! Capire prima non significa essere migliori. Significa solo avere la vista più lunga — o forse l’esperienza di chi ha già visto la stessa scena, con altri protagonisti, in un altro tempo.

A volte ci vuole tempo per capire certe cose.
Peccato solo che io le avessi già capite da un pezzo.

LM

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𝗘𝘁𝗶𝗰𝗮: 𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝗮, 𝗿𝗲𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗶𝗰𝗵𝗲

Proprio ieri, in auto, durante uno dei miei brevi viaggi, mi sono imbattuto in un programma radiofonico che parlava di virtù. Una di quelle trasmissioni dal tono pacato, riflessivo, dove ogni parola sembra pesata e dove, quasi senza accorgertene, ti ritrovi a pensare.

Tra le virtù citate, una in particolare ha attirato la mia attenzione: 𝘭𝘢 𝘵𝘰𝘭𝘭𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢. Quella capacità di ascoltare, di rispettare il punto di vista dell’altro, di accettare la complessità. Un concetto tanto importante quanto abusato, a volte svuotato del suo significato vero.

E mentre ascoltavo, mi è tornata in mente un’altra parola che, come la tolleranza, molti amano pronunciare, ma pochi riescono ad onorare davvero: l’𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮.

Nel mondo delle professioni, anche in quello delle attività peritali e stragiudiziali, si fa spesso un gran parlare di etica.

La si invoca nei convegni, la si richiama nei codici, la si cita come fondamento imprescindibile del buon operato.

Ma troppo spesso l’etica resta confinata al piano della retorica. Belle parole, principi nobili, discorsi solenni… che si infrangono puntualmente contro la realtà dei comportamenti quotidiani.

È a questa 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘥𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢𝘵𝘢 che dedico una breve riflessione che segue. Un piccolo esercizio di sarcasmo – ma non troppo – per riflettere, anche con un sorriso amaro, su ciò che accade quando l’etica diventa solo uno slogan.

“L’etica? Oh, ne parlano con una solennità che commuoverebbe anche 𝘐. 𝘒𝘢𝘯𝘵. Hanno sempre la citazione pronta, il principio giusto da sventolare, il tono grave da 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘛𝘌𝘋. Peccato che appena si passa dai discorsi ai fatti, l’etica evapora come una buona intenzione sotto il primo sole caldo di giugno.

Predicano integrità mentre trafficano convenienze. Parlano di rispetto, ma solo finché non serve metterlo in pratica. Sembrano così convinti da sembrare quasi in buona fede… finché non ti accorgi che l’etica, per loro, è solo un accessorio da esibire quando fa scena. Un po’ come quei libri in salotto che nessuno ha mai letto, ma servono a far bella figura.

Parlare di etica senza metterla in pratica è come parlare di giustizia mentre si aggirano le regole: un esercizio di ipocrisia che danneggia non solo la propria credibilità, ma l’intero sistema. In un contesto già fragile, dove la fiducia è un bene raro e prezioso, la coerenza tra parola e azione non è un lusso: è un dovere.”

E allora sì, continuiamo pure a parlare di etica. Ma facciamolo con la schiena dritta. E con i fatti, non solo con le frasi ad effetto.

LM

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𝗟’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 (𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲)


Rientro da un breve viaggio, sei ore in auto.
Tempo sufficiente per riflettere su una parola che ultimamente è molto di moda: l’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮.
C’è chi si prodiga e lavora per un obiettivo comune.
C’è chi si prodiga e lavora con determinazione per il proprio risultato, mascherato da buone intenzioni.
Poi ci sono i paladini del “noi”, che al primo posto mettono “io”.
Tutti fanno una scelta.
C’è chi parla di etica, ma agisce per interesse.
Chi si riempie la bocca di parole come collaborazione, condivisione, comunità…
Ma alla resa dei conti, contano i numeri. O peggio: solo se stessi.

Strada facendo, ho poi capito che l’incoerenza è una forma “elegante” di opportunismo.
E più è sottile, più è pericolosa.
Per carità, non è sbagliato avere obiettivi. Tutti li abbiamo.
Ma è ipocrita tradire i valori in nome del proprio tornaconto.
E alla lunga, chi osserva… capisce. Sempre.
Il vero valore emerge quando ciò che diciamo e ciò che facciamo camminano insieme.
Quando l’impegno verso gli altri non è solo una frase ad effetto, ma una direzione concreta, in ogni occasione.
Essere coerenti non è facile.
Richiede ascolto, verità, e a volte anche rinunce.
E’ proprio lì che nasce la fiducia. Quella vera.
In un mondo che corre, 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗿𝗮𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮.
È ciò che ci rende autentici. Credibili. Umani.

LM

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𝗜𝗼 𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮

𝗜𝗼 𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮

Il sapere è fragile, come sabbia tra le dita.
Illusione che acceca, se crede d’esser finita.
Ma nasce la luce, nel cuore che ammette:

“𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑒,
𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒, 𝑛𝑒𝑚𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑜”.

Nel vuoto dell’arroganza tace la verità,
ma nella domanda umile, sussurra l’eternità.
Non sapere è seme, radice di ogni scoperta,
una porta socchiusa, mai davvero chiusa.
Chi sa di non sapere, cammina con occhi aperti, cerca non risposte, ma sentieri più incerti.
Ed è lì che abita il pensiero:

𝗻𝗼𝗻 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗼, 𝗺𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝘂𝗯𝗯𝗶𝗼 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗼!

LM

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𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮. 𝗖𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼.

Ci sono momenti in cui ti fermi e guardi indietro. Non per nostalgia, ma per capire se il cammino fatto aveva davvero senso.
Io l’ho fatto, guardando a quello che per me era un sogno: costruire, insieme ad altri professionisti, una comunità vera, forte, collaborativa.

Credo nel valore dell’aggregazione, nella bellezza del confronto.
Credo nella forza che nasce quando le competenze si incontrano, quando le esperienze si mettono in comune, quando ognuno mette a disposizione qualcosa di sé per creare qualcosa di più grande.
Credo nel potere del fare insieme.

È con questo spirito che ho iniziato il mio percorso nel mondo dell’associazionismo. Spinto da un ideale semplice ma potente: crescere insieme, dare dignità e valore al nostro ruolo, fare rete per migliorare.
Non per competere, ma per costruire!

Poi mi sono scontrato con una realtà diversa: individualismo, superficialità, giudizi affrettati.
Ne ho preso coscienza. È il momento in cui riconosci che forse il tuo modo di credere nella collettività non è condiviso da tutti.
Ma non per questo smetti di crederci. Anzi!

Ho creduto di aver fallito. Ma se questo percorso è stato un fallimento, allora lo rivendico. Perché è un fallimento onesto, fatto di tentativi veri, di impegno autentico, di ideali portati avanti senza ipocrisie.

Ed allora, io vado avanti.
Con la stessa passione, la stessa determinazione. Perché la vera sconfitta, il vero fallimento non è cadere, ma scegliere di restare fermi. Io non mi fermo, vado avanti!

Ed oggi, con soddisfazione, vedo che molte persone iniziano a condividere la mia visione.
Si stanno avvicinando, portando idee, presenza, condivisione ed energie.
E questo mi dà forza, mi nutre. Mi fa credere che, nonostante tutto, qualcosa di diverso – e migliore – sia davvero possibile.

Esiste ancora chi ha il coraggio di mettersi in gioco.
È con loro che voglio camminare.
Altrimenti continuerò, anche da solo. Ma non mi fermerò!

LM

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Auguri di cuore!

Il Natale è un periodo magico, un momento dell’anno che ci invita a fermarci e riflettere sui valori che davvero contano. Spesso ci concentriamo sugli auguri di felicità, serenità e amore – tutti aspetti fondamentali – ma c’è un valore che, oggi più che mai, merita un’attenzione particolare: il rispetto.

Il rispetto è il terreno fertile su cui crescono relazioni autentiche, sia personali che professionali. È l’arte di riconoscere l’altro, di ascoltare senza pregiudizi, di accogliere le diversità come una ricchezza. È una scelta quotidiana, che richiede impegno e sensibilità, ma che può trasformare profondamente il nostro modo di vivere e di rapportarci con il mondo. Rispetto vuol dire dare valore al tempo, agli sforzi e alle emozioni degli altri, ma anche rispettare noi stessi, i nostri limiti e le nostre aspirazioni.

Dedicare tempo a un familiare o a un amico che ha bisogno di noi, anche quando siamo stanchi, rispettare il silenzio e i momenti di riflessione di chi preferisce la tranquillità al caos. Riconoscere il contributo di un collega con un semplice “grazie” o ascoltare un punto di vista diverso dal nostro durante un incontro, senza prevaricare sugli altri. Evitare di giudicare una persona solo dall’apparenza o dalla sua storia, scegliendo invece di comprendere prima di esprimere un’opinione. Fare attenzione a utilizzare le risorse con saggezza, evitando sprechi, specie in questo periodo.

Ognuno di questi gesti è un piccolo atto di rispetto, ma la loro somma può fare la differenza.

Quest’anno, oltre a dirvi Buon Natale, voglio augurarvi un Buon Rispetto: rispetto per chi ci sta accanto, per i colleghi e i collaboratori, per gli amici e le famiglie, per il nostro pianeta e per noi stessi. Possano queste feste essere un momento di condivisione sincera, di dialogo aperto e di gesti semplici ma pieni di significato e che il rispetto possa accompagnarci ogni giorno, rendendo il nostro mondo un luogo più gentile e umano.

Auguro a tutti voi, di cuore, e.. Buon Rispetto!

LM

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L’illusione del controllo e della precisione

Oggi Facebook mi ha ricordato una mia battuta di qualche tempo fa: “E niente, anch’io ho acquistato una sfera di cristallo per effettuare le perizie.”

L’avevo scritta per scherzare e stuzzicare, ma ripensandoci, non era così assurdo. Quando ci troviamo a fare previsioni, stime, e a prendere decisioni importanti nella nostra attività professionale, ci sentiamo spesso come se stessimo cercando di leggere il futuro attraverso una sfera di cristallo.

Siamo circondati da strumenti, dati, e algoritmi che ci promettono previsioni perfette, ma alla fine c’è sempre quel margine di imprevedibilità, quel dettaglio che sfugge. In un mondo che esige numeri e certezze, ci illudiamo di poter controllare tutto. Ci affidiamo a grafici, modelli matematici e big data, come se potessero offrirci una visione chiara del futuro. Ma la realtà, come la sfera di cristallo, è spesso nebulosa. Anche con tutte le informazioni a disposizione, ci sono sempre variabili che non possiamo controllare e che i numeri da soli non possono prevedere.

Ecco perché, ogni tanto, ci accorgiamo che dietro una perizia c’è più di una semplice somma di dati. C’è l’esperienza, l’intuizione, quel “qualcosa” che non si può spiegare ma che fa la differenza. Non si tratta di magia, ma è qualcosa di altrettanto misterioso.

Il paradosso è che più si cerca di essere precisi e più si rischia di dipendere da previsioni che, pur basate su dati complessi, possono risultare inaspettatamente errate. È come se la sfera di cristallo rappresentasse l’ironico paradosso della precisione: anche gli strumenti più accurati hanno limiti. Quanto possiamo davvero fidarci di previsioni altamente tecniche o modelli matematici complessi, soprattutto quando entrano in gioco variabili umane?

La sfera di cristallo ci ricorda che, in un contesto professionale serio come quello dei sinistri stradali, evocare un oggetto “mistico” serve a ricordarci che a volte dovremmo ricordarci che non possiamo controllare tutto e imparare ad accettare l’incertezza. Accettare l’incertezza non significa rinunciare alla professionalità, ma piuttosto riconoscere la complessità delle cose, dove ogni imprevisto può rilevarsi un insegnamento.

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Perito AI o.. AHI?

AHI! (esclamazione).. Da perito fisico a perito ibrido, a perito virtuale, a perito fai da te, a perito a distanza o da remoto, a perito… AI!

(Scena: un tribunale improvvisato in un mondo alternativo dove tutti sono periti in qualche forma..)

Giudice: Ordine in aula! Oggi affronteremo il caso di una perizia particolarmente insolita. Chi è l’accusato?

Avvocato: Onorevole Giudice, l’accusato è il Signor Jack, conosciuto anche come “Il Perito Poliedrico“.

Giudice: Ah, il famoso Jack! Che cosa è accusato di fare stavolta?

Avvocato: L’accusa sostiene che abbia commesso il reato di confondere la perizia con una gamma di servizi espertizzati! Si è auto-proclamato perito ibrido, ecologico, a distanza, fai da te, virtuale, ecc.

Giudice: Interessante… Prosegui.

Avvocato: Il Signor Jack ha dichiarato di poter risolvere qualsiasi problema tecnico, gestionale, estimativo, da qualsiasi parte del mondo, usando solo un laptop e una connessione Internet.

Giudice: Ma questo non sembra un po’ esagerato?

Avvocato: Esattamente, onorevole giudice! Ma non finisce qui. Si è persino autonominato “Super Perito“, sostenendo di poter stabilire la validità di altre perizie!

Giudice: (scrollando la testa) Questo è assurdo. E cosa ha da dire l’accusato?

Accusato (Jack): Onorevole Giudice, membri della giuria, vi assicuro che la mia esperienza e la mia competenza di tutte queste “forme di perizia” sono assolutamente legittime! Ho attraversato deserti di codice sorgente, scalato le montagne di manuali tecnici e navigato negli oceani di dati. Sono il Perito Poliedrico, il maestro di tutte le arti peritali!

Giudice: Beh, Signor Jack, sembra che abbia avuto un’avventura abbastanza straordinaria. Ma per quanto riguarda la legge, siamo qui per decidere se è colpevole o meno. La corte è sospettosa riguardo alla sua modalità di “perizie”. Abbiamo bisogno di prove concrete!

Accusato (Jack): Onorevole Giudice, permettetemi di dimostrare la mia abilità con una perizia Live (in diretta), a distanza, su un caso reale! Basta un attimo e…

Giudice: (interrompendo) Mi dispiace, Signor Jack, ma in questa aula non possiamo permettere dimostrazioni a distanza..

Accusato (Jack): (sospirando) Va bene, onorevole Giudice. Ma vi prego di credere che sono il Perito migliore che questa corte abbia mai visto!

Giudice: Vedremo, quanto è vero ciò nel corso di questo processo. Intanto, la corte è sospesa sino alla prossima udienza.

Vedremo se si tratta di perizia oppure di imperizia..

LM

About me, Mondo Perito

Tra Yeti, leggende e chi ce l’ha..

Come uno Yeti, dopo un periodo di silenzio (da blogger) sono pronto ad emergere dal silenzio digitale e condividere nuovamente la mia voce nel mondo assicurativo per raccontarvi una storia che potrebbe sembrare tanto incredibile quanto l’avvistamento di uno Yeti nel deserto.

Come uno Yeti che si nasconde tra le leggende, così il mio blog è scomparso nel mistero tra i cambiamenti, la ricerca di nuove ispirazioni e il bisogno di nuove sfide che mi ha portato a prendere una pausa così lunga.

Mentre lo Yeti rappresenta il mistero nelle terre inesplorate, il blogger rappresenta la voce digitale che ritorna per un nuovo racconto che non può rimanere silente.

Partiamo da una notizia di attualità.

Parliamo della partnership apparsa sui social tra i due gruppi: Sogesa e Metakol.

Al di là della réclame per la partnership aziendale che annuncia strumenti di avanguardia e di innovazione dei sistemi assicurativi, la ricerca di processi automatizzati e avanzati nella gestione dei sinistri e nella loro liquidazione dei danni ai veicoli, la mia attenzione si è soffermata sulla definizione al quanto bizzarra: “[…] con foto dei danni scattate dall’automobilista […] e […] l’ispezione preventiva del veicolo è effettuata direttamente dall’assicurato […]”.

Facendo una breve ricerca, si rileva che “accertamento tecnico e ispezione preventiva hanno la funzione di consentire la raccolta della prova in una situazione di urgenza”.

A definirlo è l’art. 696 del Codice di Procedura Civile (c.p.c.).“Chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose, può chiedere, a norma degli articoli 692 e seguenti, che sia disposto un accertamento tecnico o un’ispezione giudiziale. L’accertamento tecnico e l’ispezione giudiziale, se ne ricorre l’urgenza, possono essere disposti anche sulla persona dell’istante e, se questa vi consente, sulla persona nei cui confronti l’istanza è proposta.

L’accertamento tecnico di cui al primo comma può comprendere anche valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all’oggetto della verifica.

Il presidente del tribunale, [il pretore] o il giudice di pace provvede nelle forme stabilite negli articoli 694 e 695, in quanto applicabili, nomina il consulente tecnico e fissa la data dell’inizio delle operazioni”.

In particolare, nell’ispezione giudiziale, il periculum in mora consiste nell’urgenza di compiere una ispezione sulla persona delle parti o di terzi o sulle cose (ivi compresi i luoghi) in loro possesso; nell’accertamento tecnico, urge che un tale accertamento sia compiuto da un consulente tecnico, nominato dal giudice.

Quindi, appare evidente che quando parliamo di accertamento o di ispezione bisogna ricordarsi che per tali attività devono essere svolte dal consulente tecnico.

Fino a prova contraria, è bene ricordare che in ambito stragiudiziale tale funzione di accertamento, di ispezione spetta al Perito Assicurativo, quale professionista abilitato all’accertamento e alla stima dei danni delle cose derivanti dalla circolazione disciplinata dell’art. 156 D. Lgs. 209/2005 (Codice delle Assicurazioni Private).

È utile ricordare, ancora, che tale attività (accertamento e stima dei danni) non può essere esercitata da chi non sia iscritto nel ruolo nazionale tenuto da CONSAP, come disposto dall’art. 156, comma 1 cit., ed in mancanza dei requisiti di cui al successivo art. 158.

Ritornando alla notizia di attualità, sembrerebbe l’ultima trovata delle tante ricordando tra le altre, la piattaforma Insoore (Insoore – rilevazioni in real time e on demand) con la sua “ispezione fotografica”, al fine di esulare la figura del Perito nello svolgimento dell’accertamento del danno, affliggendo una categoria peritale sempre più agonizzata dalla supremazia assicurativa.

È utile ricordare, infine, che l’attività di ispezione fotografica o “l’ispezione preventiva” finalizzata alla redazione di una stima assicurativa ricade nell’ambito dell’attività libero professionale di cui all’art. 156 cit., nel senso che le fotografie utilizzate in uno specifico elaborato peritale devono essere “scattate” dal perito incaricato e non da soggetti terzi, trattandosi di un’attività funzionale e prodromica alla redazione della stima peritale.

Non lo dico io.. Ma è quanto affermato da CONSAP e sostenuto anche dalle associazioni di categoria, nell’attesa che Istituzioni e Organi di Vigilanza forniscano una risposta ai molteplici quesiti.

Nel frattempo..

Mentre da una parte accade tutto questo, mentre lo Yeti si muove inosservato tra i ghiacci e il blogger ha fatto misteriosamente sparire la sua voce digitale, c’è chi tra le vette delle montagne avvolte dal mistero e tra gli abissi di una valle remota racconta di avvenimenti epici al fin di mostrarsi per “chi ce l’ha più grosso”.

L’espressione idiomatica utilizzata, seppur incisiva, serve per descrivere una mentalità competitiva in cui le persone cercano di dimostrare la loro superiorità, spesso attraverso confronti, provocazioni o esibizioni pubbliche. Un concetto strettamente correlato alla competizione, all’ego e al desiderio di primeggiare sugli altri.

Tuttavia, bisogna notare che il concetto “chi ce l’ha più grosso” può portare a comportamenti negativi, come competizioni malsane, invidie, intimazioni oppure l’uso della propria posizione per sopraffare gli altri. Una mentalità che spesso può essere dannosa per le relazioni personali e per la collettività nel suo insieme.

Nel nostro contesto, questo concetto si manifesta in vari aspetti, cadendo nell’illusione che il valore di una persona sia determinato esclusivamente dalla grandezza di ciò che possiede o che dice.

Questa continua ossessione per la virilità può essere dannosa e limitante per una intera categoria con la continua manipolazione, l’aggressività e la denigrazione degli altri.

Mentre sarebbe auspicabile una comunicazione rispettosa, consapevole ed essenziale per costruire una collettività più inclusiva e corretta delle differenze individuali e il rispetto reciproco dei ruoli.

Consiglio furbo: Concentrarsi esclusivamente sul concetto di “chi ce l’ha più grosso” può danneggiare le relazioni interpersonali, contribuendo a rafforzare le differenze di pensiero, alla perpetuazione di stereotipi”.

Dovremmo lavorare insieme per superare queste idee limitanti e promuovere un’idea più inclusiva e rispettosa del Perito come professionista.

Buon ANNO dallo Yeti e dal Blog!!!

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Ci sono modi e modi per dire le cose! Umiltà, rispetto e saggezza

“Chi modera le sue parole possiede la conoscenza, e chi ha lo spirito calmo è un uomo prudente”

In un mondo affollato da parole e idee, spesso dimentichiamo quanto sia fondamentale il modo in cui comunichiamo con gli altri. Le parole hanno il potere di costruire o distruggere, di ispirare o ferire, di unire o dividere. Tra i vari modi di esprimere le nostre opinioni, l’umiltà e il rispetto si elevano come i pilastri fondamentali per una comunicazione sana e costruttiva.

L’umiltà ci ricorda che non siamo onniscienti, che abbiamo ancora tanto da imparare dagli altri e che siamo aperti a considerare nuove prospettive. Essa ci spinge a riconoscere i nostri limiti e a evitare di assumere un atteggiamento presuntuoso nei confronti degli altri. Quando parliamo con umiltà, ci esprimiamo con modestia e gentilezza, evitando di mettere in mostra la nostra superiorità o di sminuire le opinioni altrui.

Il rispetto, d’altra parte, è il fondamento di ogni interazione sociale armoniosa. Significa riconoscere il valore intrinseco di ogni individuo, indipendentemente dalle sue opinioni, credenze o background. Quando comunicando con rispetto, ascoltiamo attivamente gli altri, diamo spazio alle loro opinioni e mostriamo empatia verso le loro esperienze.

Mentre, la saggezza è una virtù preziosa che va oltre la conoscenza intellettuale. Essa abbraccia la capacità di applicare il buon senso, la comprensione e la giusta misura nelle nostre azioni e parole. Nel contesto della comunicazione, la saggezza si manifesta nel saper dire la cosa giusta, al momento giusto, nel modo giusto.

Il problema sorge quando ci dimentichiamo di questi principi e ci lasciamo trascinare dall’impulso di imporre le nostre idee sugli altri, senza considerare le loro prospettive. Questo atteggiamento ostile e chiuso porta solo a divisioni e conflitti.

Dunque, come possiamo applicare l’umiltà, il rispetto e la saggezza nella nostra comunicazione?

Innanzitutto, dovremmo prendere il tempo di ascoltare veramente gli altri senza interrompere o giudicare prematuramente. Cerchiamo di comprendere il loro punto di vista e imparare dalle loro esperienze.

Inoltre, quando esprimiamo le nostre opinioni, facciamolo con delicatezza e misura. Non c’è bisogno di alzare la voce o essere aggressivi per far valere il nostro punto di vista. La pacatezza e l’empatia nella comunicazione ci aiutano a costruire ponti invece di muri.

Impariamo ad accettare le critiche e le opinioni diverse dalle nostre senza prenderle come attacchi personali. Ognuno ha il diritto di esprimere il proprio pensiero, e se rispettiamo questa diversità di vedute, arricchiremo le nostre conoscenze e le nostre relazioni.

Dire la cosa giusta significa esprimere il messaggio appropriato per la situazione specifica. Non si tratta solo di dire ciò che è veritiero, ma anche di considerare le esigenze e le opinioni degli altri. In tal senso, la saggezza ci aiuta a scegliere le parole con attenzione, evitando di offendere o ferire gli altri.

Allo stesso modo, il momento giusto è cruciale nella comunicazione. Impariamo a comprendere quando è opportuno parlare e quando è meglio tacere. Ciò significa rispettare il momento emotivo o il contesto in cui ci troviamo.

Il modo giusto riguarda la forma e il tono della nostra comunicazione. Una giusta comunicazione implica adattarsi al nostro interlocutore e scegliere un linguaggio appropriato. Essere assertivi, ma non aggressivi, dimostrare empatia e comprensione e utilizzare una comunicazione non verbale positiva possono fare la differenza nella ricezione del nostro messaggio.

Per finire..

La comunicazione umile e rispettosa è un dono prezioso che possiamo offrire agli altri e a noi stessi. Essa promuove un dialogo costruttivo e ci aiuta a costruire legami più solidi con le persone che ci circondano. Mentre la saggezza nella comunicazione è un’arte preziosa che richiede un equilibrio tra ciò che diciamo, quando lo diciamo e come lo diciamo. Questa abilità non solo migliora la qualità delle nostre interazioni con gli altri, ma ci rende anche più consapevoli delle sfumature delle relazioni umane. Se coltiviamo la saggezza nel modo in cui comunichiamo, potremo contribuire a creare un mondo in cui le parole siano strumenti di connessione e comprensione, anziché fonte di conflitti e incomprensioni.

Quindi, ricordiamoci sempre che “ci sono modi e modi per dire le cose!”, e che l’umiltà, il rispetto e un pizzico di saggezza sono tra i migliori modi di tutti!

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Gli AUGURI di Buone Feste!

Anche quest’anno sta andando via..

Dovrei scrivere.. ed avrei molto da scrivere!

Scriverei per ore, ma poi in pochissimi avranno il tempo di legger tutto.

Scriverei di un mondo, quello assicurativo, che a volte appare un labirinto in cui inoltrarsi ed io, come un minotauro confusionario, mi sposto per trovarne la via d’uscita.

Si scriverò anche quest’anno.. ma sarà una sintetica riflessione!

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Uno strano Natale

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Il primo desiderio per il 2021 è la sconfitta del Covid. Sarà per molti un Natale diverso. Uno di quei Natali dove non c’è da festeggiare. Sarà un Natale strano, già! Le strade sono vuote, silenziose, mentre viviamo un periodo difficilissimo per molte famiglie italiane. Un Natale dove vive la speranza in ognuno di noi di rivedere i propri cari, di stringersi in un abbraccio, di camminare mano nella mano. Un momento complicato per moltissimi professionisti del mio settore. Tuttavia, non significa che sarà privo di ricchezza, privo della possibilità di renderci più sobri, più giusti, più umani.

Regalo di Natale 2020 per il 2021: riforma Rc auto

Ma, se ci limitiamo al nostro settore di competenza, sappiamo bene quale sia il regalo di Natale 2020 per il 2021: la riforma Rc auto, obiettivo di una delle più diligenti associazioni dei consumatori, Assoutenti.

Il cuore della rivoluzione Rca sta nella portabilità del certificato assicurativo (sul modello di quanto già accade nella telefonia), per ridurre i premi. La vera liberalizzazione si attua con la concorrenza più forte che mai. Che si crea se l’automobilista è libero di scappare quando vuole da una compagnia indesiderata, da un’assicurazione che lo trascura o lo maltratta con un semplice clic.

Utile sarebbe anche la riduzione dei termini per la risposta ai reclami da 45 giorni a 20 giorni. Nonché l’inasprimento delle sanzioni, fino alla revoca dell’autorizzazione all’attività assicurativa, alle assicurazioni che non si sono ancora adeguate a fornire chiare informative pre-contrattuali.

Dopodiché, si passa alla libertà totale e assoluta del danneggiato: eliminazione delle clausole limitative del risarcimento integrale, per evitare che la vittima di un incidente subisca indebite decurtazioni del danno. Se vado dal carrozziere indipendente ho diritto al rimborso identico rispetto a chi va dal carrozziere convenzionato: le penali sono illegittime, e lo mettiamo ancora meglio nero su bianco.

Auspicabile che arrivi anche il contratto base, standard, identico: per consentire finalmente ai consumatori di comparare le offerte per la sola Ra auto. Non sarebbe sgradita la rottamazione del risarcimento diretto e il ritorno ad un sistema di responsabilità civile pura: la compagnia del responsabile paga. Stop!

Non mi resta, quindi, di augurarvi Buone Feste a tutti ed i vostri cari, con la speranza e la fiducia di un futuro migliore.

LM

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#BuonaPasqua #2020

Qui si trova tanta confusione: c’è chi sa parlare molte lingue ma non sa tacere in nessuna, c’è chi vuole che un altro taccia per sempre, ma è pur bello ascoltare un cretino che tace.

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Auguri di Buone Feste

Le cose più belle della vita non si trovano sotto l’albero, ma nelle persone che ci sono vicine nei momenti speciali. #BuonNatale #Natale2019 🥂🎄

Luigi Mercurio

blog: https://luigimercurio.me/

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#Autopromotec 2019: assistenza e sicurezza veicoli

Siamo stati a Bologna l’edizione 2019 di Autopromotec, biennale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, un evento di portata internazionale che da oltre 50 anni riunisce il settore dell’assistenza ai veicoli.

Anche quest’anno presente, ma in una doppia veste.

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