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Sull’arte (difficile) del confronto: quando il dialogo diventa monologo (e talvolta insopportabile)

È un po’ che non scrivo sul mio blog. Tra impegni lavorativi e istituzionali – e le inevitabili urgenze quotidiane – il tempo sfugge e la scrittura resta in attesa.

Ma dopo un periodo piuttosto “infuocato” di discussioni e dopo alcuni recenti attriti, sento la necessità – o forse semplicemente il desiderio – di condividere qualche riflessione.

Nel dibattito professionale esiste una linea sottile tra fermezza e rigidità, tra autorevolezza e bisogno di affermazione.

in realtà non è il dissenso a rendere complesso un confronto. Il dissenso è fisiologico, anzi necessario. È il modo in cui lo si abita a fare la differenza.

Il dialogo autentico presuppone una disponibilità rara: la possibilità di essere messi in discussione. Significa argomentare senza trasformare ogni obiezione in una minaccia, sostenere una tesi senza viverla come un’estensione della propria identità. Quando questa disponibilità manca, il confronto si irrigidisce e smette di essere tale.

Talvolta l’insistenza non nasce dall’interesse per il tema, ma dall’esigenza di riconoscimento. Non si cerca soltanto di sostenere una posizione: si cerca di affermare un ruolo. È una dinamica comprensibile, profondamente umana. Tuttavia, nel dibattito (tecnico), il bisogno di legittimazione personale finisce spesso per sovrapporsi all’analisi normativa, alterandone la serenità.

Vi è poi un aspetto più sottile. Le posizioni più solide, di norma, non hanno bisogno di alzare il tono. La competenza autentica è capace di misura; sa convivere con l’ambiguità, con la complessità, con l’eventualità di letture alternative. Dove prevale l’enfasi, spesso si avverte una tensione che non appartiene al diritto, ma alla propria proclamazione.

Il diritto, del resto, è terreno di interpretazione, non di proclamazione.

Forse la maturità professionale si riconosce proprio qui: nella capacità di distinguere tra chi cerca un confronto e chi cerca una vetrina. E nella libertà di scegliere, di volta in volta, se entrare nel dialogo o lasciare che resti un monologo.

Non è una questione di contenuti.
È una questione di postura.

Ci sono persone che non entrano in una discussione per confrontarsi, ma per occupare spazio. Non parlano con gli altri: parlano sopra gli altri. La differenza si percepisce subito. Il dialogo comporta il rischio di mettersi in gioco; il monologo invece pretende solo consenso.

Si diventa quindi insopportabili quando si smette di cercare un confronto e si inizia, piuttosto, a cercare un pubblico.

Forse è il bisogno di riconoscimento? Alcuni non vogliono semplicemente avere ragione: vogliono essere riconosciuti come quelli che hanno ragione. È diverso. Si moltiplicano le citazioni, si enfatizzano le parole, si evocano persino incriminazioni immaginarie. Il sottotesto non è giuridico, ma identitario: “Guardatemi. Sono io l’interprete autentico”.

Ma la sicurezza vera non ha bisogno di maiuscole.

E infine c’è l’aspetto meno evidente, ma forse il più frequente: l’arroganza.
L’arroganza, quasi sempre, è un meccanismo di compensazione.

La competenza solida è calma.
Sa reggere l’obiezione.
Sa convivere con l’ambiguità del diritto.
Non ha bisogno di trasformare ogni confronto in una prova di forza.

Chi cerca davvero il dialogo accetta la possibilità di incontrare idee diverse dalle proprie.
Chi cerca solo conferma, invece, finisce spesso per irrigidirsi.

E a quel punto il problema non è più la verità.
È il bisogno che si sta cercando di soddisfare.

Luigi Mercurio

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Le cose che si capiscono in silenzio

Ci sono momenti in cui capisci che non serve avere sempre l’ultima parola.
A volte basta sapere, in silenzio, di aver capito prima degli altri.

È una sensazione strana: non dà soddisfazione, non accende orgoglio.
È piuttosto una lucidità che pesa, perché ti accorgi che certi schemi, certe dinamiche, certe conseguenze erano già scritte — solo che gli altri le stanno ancora leggendo alla prima riga.

Il tempo, si sa, mette tutto al proprio posto. Ma chi ha intuito prima, deve solo aspettare, con pazienza, con un sorriso appena accennato e con la consapevolezza che la verità arriva, prima o poi, anche se in ritardo.

Attenzione! Capire prima non significa essere migliori. Significa solo avere la vista più lunga — o forse l’esperienza di chi ha già visto la stessa scena, con altri protagonisti, in un altro tempo.

A volte ci vuole tempo per capire certe cose.
Peccato solo che io le avessi già capite da un pezzo.

LM

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𝗘𝘁𝗶𝗰𝗮: 𝘁𝗲𝗼𝗿𝗶𝗮, 𝗿𝗲𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗶𝗰𝗵𝗲

Proprio ieri, in auto, durante uno dei miei brevi viaggi, mi sono imbattuto in un programma radiofonico che parlava di virtù. Una di quelle trasmissioni dal tono pacato, riflessivo, dove ogni parola sembra pesata e dove, quasi senza accorgertene, ti ritrovi a pensare.

Tra le virtù citate, una in particolare ha attirato la mia attenzione: 𝘭𝘢 𝘵𝘰𝘭𝘭𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢. Quella capacità di ascoltare, di rispettare il punto di vista dell’altro, di accettare la complessità. Un concetto tanto importante quanto abusato, a volte svuotato del suo significato vero.

E mentre ascoltavo, mi è tornata in mente un’altra parola che, come la tolleranza, molti amano pronunciare, ma pochi riescono ad onorare davvero: l’𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮.

Nel mondo delle professioni, anche in quello delle attività peritali e stragiudiziali, si fa spesso un gran parlare di etica.

La si invoca nei convegni, la si richiama nei codici, la si cita come fondamento imprescindibile del buon operato.

Ma troppo spesso l’etica resta confinata al piano della retorica. Belle parole, principi nobili, discorsi solenni… che si infrangono puntualmente contro la realtà dei comportamenti quotidiani.

È a questa 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘥𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢𝘵𝘢 che dedico una breve riflessione che segue. Un piccolo esercizio di sarcasmo – ma non troppo – per riflettere, anche con un sorriso amaro, su ciò che accade quando l’etica diventa solo uno slogan.

“L’etica? Oh, ne parlano con una solennità che commuoverebbe anche 𝘐. 𝘒𝘢𝘯𝘵. Hanno sempre la citazione pronta, il principio giusto da sventolare, il tono grave da 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘛𝘌𝘋. Peccato che appena si passa dai discorsi ai fatti, l’etica evapora come una buona intenzione sotto il primo sole caldo di giugno.

Predicano integrità mentre trafficano convenienze. Parlano di rispetto, ma solo finché non serve metterlo in pratica. Sembrano così convinti da sembrare quasi in buona fede… finché non ti accorgi che l’etica, per loro, è solo un accessorio da esibire quando fa scena. Un po’ come quei libri in salotto che nessuno ha mai letto, ma servono a far bella figura.

Parlare di etica senza metterla in pratica è come parlare di giustizia mentre si aggirano le regole: un esercizio di ipocrisia che danneggia non solo la propria credibilità, ma l’intero sistema. In un contesto già fragile, dove la fiducia è un bene raro e prezioso, la coerenza tra parola e azione non è un lusso: è un dovere.”

E allora sì, continuiamo pure a parlare di etica. Ma facciamolo con la schiena dritta. E con i fatti, non solo con le frasi ad effetto.

LM

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𝗟’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 (𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲)


Rientro da un breve viaggio, sei ore in auto.
Tempo sufficiente per riflettere su una parola che ultimamente è molto di moda: l’𝗶𝗻𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮.
C’è chi si prodiga e lavora per un obiettivo comune.
C’è chi si prodiga e lavora con determinazione per il proprio risultato, mascherato da buone intenzioni.
Poi ci sono i paladini del “noi”, che al primo posto mettono “io”.
Tutti fanno una scelta.
C’è chi parla di etica, ma agisce per interesse.
Chi si riempie la bocca di parole come collaborazione, condivisione, comunità…
Ma alla resa dei conti, contano i numeri. O peggio: solo se stessi.

Strada facendo, ho poi capito che l’incoerenza è una forma “elegante” di opportunismo.
E più è sottile, più è pericolosa.
Per carità, non è sbagliato avere obiettivi. Tutti li abbiamo.
Ma è ipocrita tradire i valori in nome del proprio tornaconto.
E alla lunga, chi osserva… capisce. Sempre.
Il vero valore emerge quando ciò che diciamo e ciò che facciamo camminano insieme.
Quando l’impegno verso gli altri non è solo una frase ad effetto, ma una direzione concreta, in ogni occasione.
Essere coerenti non è facile.
Richiede ascolto, verità, e a volte anche rinunce.
E’ proprio lì che nasce la fiducia. Quella vera.
In un mondo che corre, 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗿𝗮𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮.
È ciò che ci rende autentici. Credibili. Umani.

LM

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𝗜𝗼 𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮

𝗜𝗼 𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮

Il sapere è fragile, come sabbia tra le dita.
Illusione che acceca, se crede d’esser finita.
Ma nasce la luce, nel cuore che ammette:

“𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑒,
𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒, 𝑛𝑒𝑚𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑜”.

Nel vuoto dell’arroganza tace la verità,
ma nella domanda umile, sussurra l’eternità.
Non sapere è seme, radice di ogni scoperta,
una porta socchiusa, mai davvero chiusa.
Chi sa di non sapere, cammina con occhi aperti, cerca non risposte, ma sentieri più incerti.
Ed è lì che abita il pensiero:

𝗻𝗼𝗻 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗼, 𝗺𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝘂𝗯𝗯𝗶𝗼 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗼!

LM

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𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮. 𝗖𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼.

Ci sono momenti in cui ti fermi e guardi indietro. Non per nostalgia, ma per capire se il cammino fatto aveva davvero senso.
Io l’ho fatto, guardando a quello che per me era un sogno: costruire, insieme ad altri professionisti, una comunità vera, forte, collaborativa.

Credo nel valore dell’aggregazione, nella bellezza del confronto.
Credo nella forza che nasce quando le competenze si incontrano, quando le esperienze si mettono in comune, quando ognuno mette a disposizione qualcosa di sé per creare qualcosa di più grande.
Credo nel potere del fare insieme.

È con questo spirito che ho iniziato il mio percorso nel mondo dell’associazionismo. Spinto da un ideale semplice ma potente: crescere insieme, dare dignità e valore al nostro ruolo, fare rete per migliorare.
Non per competere, ma per costruire!

Poi mi sono scontrato con una realtà diversa: individualismo, superficialità, giudizi affrettati.
Ne ho preso coscienza. È il momento in cui riconosci che forse il tuo modo di credere nella collettività non è condiviso da tutti.
Ma non per questo smetti di crederci. Anzi!

Ho creduto di aver fallito. Ma se questo percorso è stato un fallimento, allora lo rivendico. Perché è un fallimento onesto, fatto di tentativi veri, di impegno autentico, di ideali portati avanti senza ipocrisie.

Ed allora, io vado avanti.
Con la stessa passione, la stessa determinazione. Perché la vera sconfitta, il vero fallimento non è cadere, ma scegliere di restare fermi. Io non mi fermo, vado avanti!

Ed oggi, con soddisfazione, vedo che molte persone iniziano a condividere la mia visione.
Si stanno avvicinando, portando idee, presenza, condivisione ed energie.
E questo mi dà forza, mi nutre. Mi fa credere che, nonostante tutto, qualcosa di diverso – e migliore – sia davvero possibile.

Esiste ancora chi ha il coraggio di mettersi in gioco.
È con loro che voglio camminare.
Altrimenti continuerò, anche da solo. Ma non mi fermerò!

LM

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Auguri di cuore!

Il Natale è un periodo magico, un momento dell’anno che ci invita a fermarci e riflettere sui valori che davvero contano. Spesso ci concentriamo sugli auguri di felicità, serenità e amore – tutti aspetti fondamentali – ma c’è un valore che, oggi più che mai, merita un’attenzione particolare: il rispetto.

Il rispetto è il terreno fertile su cui crescono relazioni autentiche, sia personali che professionali. È l’arte di riconoscere l’altro, di ascoltare senza pregiudizi, di accogliere le diversità come una ricchezza. È una scelta quotidiana, che richiede impegno e sensibilità, ma che può trasformare profondamente il nostro modo di vivere e di rapportarci con il mondo. Rispetto vuol dire dare valore al tempo, agli sforzi e alle emozioni degli altri, ma anche rispettare noi stessi, i nostri limiti e le nostre aspirazioni.

Dedicare tempo a un familiare o a un amico che ha bisogno di noi, anche quando siamo stanchi, rispettare il silenzio e i momenti di riflessione di chi preferisce la tranquillità al caos. Riconoscere il contributo di un collega con un semplice “grazie” o ascoltare un punto di vista diverso dal nostro durante un incontro, senza prevaricare sugli altri. Evitare di giudicare una persona solo dall’apparenza o dalla sua storia, scegliendo invece di comprendere prima di esprimere un’opinione. Fare attenzione a utilizzare le risorse con saggezza, evitando sprechi, specie in questo periodo.

Ognuno di questi gesti è un piccolo atto di rispetto, ma la loro somma può fare la differenza.

Quest’anno, oltre a dirvi Buon Natale, voglio augurarvi un Buon Rispetto: rispetto per chi ci sta accanto, per i colleghi e i collaboratori, per gli amici e le famiglie, per il nostro pianeta e per noi stessi. Possano queste feste essere un momento di condivisione sincera, di dialogo aperto e di gesti semplici ma pieni di significato e che il rispetto possa accompagnarci ogni giorno, rendendo il nostro mondo un luogo più gentile e umano.

Auguro a tutti voi, di cuore, e.. Buon Rispetto!

LM

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L’illusione del controllo e della precisione

Oggi Facebook mi ha ricordato una mia battuta di qualche tempo fa: “E niente, anch’io ho acquistato una sfera di cristallo per effettuare le perizie.”

L’avevo scritta per scherzare e stuzzicare, ma ripensandoci, non era così assurdo. Quando ci troviamo a fare previsioni, stime, e a prendere decisioni importanti nella nostra attività professionale, ci sentiamo spesso come se stessimo cercando di leggere il futuro attraverso una sfera di cristallo.

Siamo circondati da strumenti, dati, e algoritmi che ci promettono previsioni perfette, ma alla fine c’è sempre quel margine di imprevedibilità, quel dettaglio che sfugge. In un mondo che esige numeri e certezze, ci illudiamo di poter controllare tutto. Ci affidiamo a grafici, modelli matematici e big data, come se potessero offrirci una visione chiara del futuro. Ma la realtà, come la sfera di cristallo, è spesso nebulosa. Anche con tutte le informazioni a disposizione, ci sono sempre variabili che non possiamo controllare e che i numeri da soli non possono prevedere.

Ecco perché, ogni tanto, ci accorgiamo che dietro una perizia c’è più di una semplice somma di dati. C’è l’esperienza, l’intuizione, quel “qualcosa” che non si può spiegare ma che fa la differenza. Non si tratta di magia, ma è qualcosa di altrettanto misterioso.

Il paradosso è che più si cerca di essere precisi e più si rischia di dipendere da previsioni che, pur basate su dati complessi, possono risultare inaspettatamente errate. È come se la sfera di cristallo rappresentasse l’ironico paradosso della precisione: anche gli strumenti più accurati hanno limiti. Quanto possiamo davvero fidarci di previsioni altamente tecniche o modelli matematici complessi, soprattutto quando entrano in gioco variabili umane?

La sfera di cristallo ci ricorda che, in un contesto professionale serio come quello dei sinistri stradali, evocare un oggetto “mistico” serve a ricordarci che a volte dovremmo ricordarci che non possiamo controllare tutto e imparare ad accettare l’incertezza. Accettare l’incertezza non significa rinunciare alla professionalità, ma piuttosto riconoscere la complessità delle cose, dove ogni imprevisto può rilevarsi un insegnamento.

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IA nella Gestione Sinistri: Vantaggi e Rischi

Abbiamo seguito l’episodio di Insurzine TV andato in onda lo scorso 9 ottobre, in cui si parlava dell’IA nella gestione dei sinistri, del miglioramento della precisione e della riduzione dei costi operativi. A discuterne è stata Cinzia Carbone, Head of Sales di Solera in Italia.

Qui il link della puntata: Solera, come l’IA sta trasformando la gestione sinistri (insurzine.tv)

L’idea di saltare la fase di valutazione iniziale da parte di un perito o la verifica dei danni da parte di un carrozziere suscita interrogativi su come si possano garantire valutazioni accurate e affidabili anche in materia di sicurezza stradale. I periti e i carrozzieri hanno un know-how essenziale, soprattutto per i danni più complessi. Affidarsi esclusivamente a un sistema automatizzato potrebbe portare a valutazioni imprecise.

L’affermazione secondo cui il sistema IA può identificare riparazioni antieconomiche solleva ulteriori preoccupazioni. Se la premessa è che “l’IA è efficace soprattutto per danni lievi o minori”, come può avere la competenza necessaria per riconoscere e valutare danni di entità maggiore? Non c’è il rischio di una sottovalutazione dei costi di ripristino? Oppure della negazione del ripristino del veicolo derivata da una “valutazione anti-economica delle riparazioni” senza una corretta perizia e una stima del valore del veicolo? La mancanza di un’analisi approfondita per i danni significativi potrebbe portare a decisioni errate? Questo solleva dubbi sulla capacità del sistema di offrire un’analisi completa e accurata.

Inoltre, è importante considerare che, ad oggi, la legge parla esplicitamente di ispezione diretta e di attività svolta da una persona fisica. Questo implica che la valutazione dei danni e le decisioni relative alle riparazioni dovrebbero essere effettuate da professionisti esperti e qualificati, in grado di fornire un’analisi accurata e dettagliata. La sostituzione di questo approccio tradizionale con sistemi automatizzati potrebbe compromettere l’efficacia e la qualità delle valutazioni, creando una lacuna a discapito della sicurezza e della correttezza dei processi di ripristino.

Sebbene questa transizione verso la digitalizzazione possa sembrare più ecologica nel lungo termine, non dobbiamo ignorare che l’assenza di un’adeguata supervisione umana potrebbe avere conseguenze negative, come un paradossale aumento dei costi delle polizze rcauto per il rischio di contestazioni e controversie legali tra assicurati e compagnie assicurative. La questione del CO2 è secondaria rispetto alla necessità di garantire che i processi di valutazione e riparazione siano affidabili e sicuri per tutti.

È evidente che dobbiamo riflettere criticamente su questi temi. È fondamentale considerare come l’adozione dell’IA possa effettivamente migliorare o complicare la gestione dei sinistri. Le potenziali disfunzioni e le limitazioni dell’IA richiedono un dibattito approfondito per arrivare a soluzioni che garantiscano efficienza senza compromettere la qualità del servizio.

In sintesi, mentre l’IA ha il potenziale di rivoluzionare la gestione dei sinistri, è cruciale non sottovalutare l’importanza delle competenze umane e considerare le possibili implicazioni etiche e pratiche. Un dialogo aperto tra le parti interessate potrebbe aiutare a sviluppare un sistema più equilibrato e funzionale.

In sintesi, l’integrazione dell’IA nella gestione dei sinistri è un tema complesso che richiede attenzione e valutazione critica. Mentre le tecnologie possono portare innovazione e miglioramenti, è cruciale mantenere un equilibrio tra efficienza e qualità del servizio, preservando il valore delle competenze umane e garantendo la protezione dei diritti dei consumatori.

Ci auguriamo che le normative future garantiscano la protezione dell’automobilista, danneggiato e/o assicurato, affinché l’adozione dell’IA non comprometta i diritti e gli interessi dei consumatori. È essenziale che il dibattito includa tutte le parti interessate: assicurazioni, rappresentanti dei consumatori, periti, carrozzieri al fine di costruire un sistema equilibrato e giusto.

Certo, noi siamo dalla parte del 10% dei player che credono nell’importanza delle competenze umane e della supervisione professionale in questo processo.

Con la nostra Associazione torneremo a dibattere sull’argomento nel prossimo webinar, terzo appuntamento dedicato al tema delle perizie da remoto e delle perizie con sistema IA.

©  Luigi Mercurio

Fonte: https://www.peritiaiped.it/ia-nella-gestione-sinistri-vantaggi-e-rischi/

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Lavoro da remoto: Osservazioni sulle dichiarazioni del Presidente UnipolSai, Carlo Cimbri

Sul Sole 24 ore del 18 settembre 2024 è stata pubblicata una breve dichiarazione del Presidente del Gruppo UnipolSai, Carlo Cimbri, relativa all’impiego dello smart working da parte della società.

Qui il link dell’articolo https://www.ilsole24ore.com/art/cimbri-il-lavoro-remoto-non-e-nuova-normalita-AFA6SbyD?refresh_ce=1

Abbiamo apprezzato molto che il vertice di un Gruppo così importante ci abbia messo la faccia e abbia espresso la sua opinione rispetto alle strategie con cui vorrebbe indirizzare il lavoro in azienda.

Si legge nelle poche righe dell’articolo che secondo Cimbri il lavoro da remoto non può essere la normalità e lui personalmente non è mai stato un sostenitore del lavoro da remoto. Anche se fino a fine 2024 è in corso una sperimentazione che sarà oggetto di valutazione.

Il lavoro da remoto, introdotto di necessità durante la pandemia, non può diventare la regola.

Sotteso a questo pensiero vi è la convinzione che il lavoro in presenza costituisca un valore aggiunto per i lavoratori che solo così possono conquistare quella necessaria esperienza su campo fatta anche di relazioni umani da coltivare.

Si apprende anche dai comportamenti, dall’esperienza, dai rapporti con i colleghi. Non penso che le società in cui le persone lavorano molto da casa siano migliori di quella che abbiamo creato noi” Così conclude Cimbri.

Consapevoli del fatto che la dichiarazione riguarda l’organizzazione del lavoro all’interno dell’azienda e quindi i lavoratori alle dipendenze del Gruppo, ci sembra però di capire che esso esprima il pensiero del suo autore rispetto allo smart working in generale. Pertanto, non possiamo non chiederci cosa ne pensa Cimbri dell’uso del lavoro da remoto in ambito di peritale: l’uso della videoperizia e di altre forme di accertamento del danno senza visionare il veicolo è una pratica compatibile con l’idea di un lavoro fatto di comportamenti, esperienza e rapporti umani?

In quale misura è possibile usare l’ispezione a distanza senza snaturare il senso della professione (sebbene autonoma) e l’efficienza dei risultati?

Ci piacerebbe avere il punto di vista del presidente Cimbri che sicuramente potrebbe arricchire il dibattito sull’argomento.

© Luigi Mercurio

Fonte: Lavoro da remoto: Osservazioni sulle dichiarazioni del Presidente UnipolSai, Carlo Cimbri – AIPED – Associazione Italiana Periti Estimatori Danni (peritiaiped.it)

Assicurazione

Gli agenti di assicurazione: “Le compagnie ci premono affinché le polizze siano piene di condizioni peggiorative”

Lo SNA (Sindacato nazionale agenti di assicurazione) si ribella ai diktat delle compagnie.
Stando al presidente Claudio Demozzi, le imprese assicuratrici andrebbero in pressing sugli intermediari, con un chiaro obiettivo: far sì che gli agenti facciano firmare ai clienti polizze piene di condizioni peggiorative. Anche nelle garanzie Rca (Responsabilità civile auto obbligatoria) e in tutte le accessorie facoltative (Furto e incendio, Infortuni del guidatore, Grandine, Eventi meteo, Cristalli, Kasko e tanto altro). Senza parlare delle polizze rischi atmosferici e catastrofali, divenute di grande rilevanza con gli sconvolgimenti climatici recenti.

Il primo passo dello SNA è stato compiuto: un esposto all’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni.
Premessa: sono le compagnie a creare il contratto base più tutte le clausole modificabili. Gli agenti selezionano quelle clausole, ossia mettono i vari flag nel sistema al computer. Il cuore della questione sta nelle franchigie in euro e negli scoperti in percentuale, ossia nelle penali a carico dell’automobilista o dell’assicurato in generale quando un sinistro si verifica. In maniera tale che per esempio, se si verifica un incidente con 5 mila euro di risarcimento, una franchigia di 500 euro riduca l’indennizzo a 4.500 euro.

Stesso discorso per il massimale: il massimo rimborsato qualora ci sia un sinistro: le compagnie premerebbero affinché siano bassi, stando alla denuncia dello SNA.
E ancora, le imprese farebbero pressione così da indurre gli agenti a inserire una clausola chiave: franchigie, scoperti e massimali all’automobilista che, dopo un sinistro, si rivolga a un carrozziere indipendente, anziché a un carrozziere convenzionato.
In teoria, gli agenti potrebbero anche ribellarsi, dire no alle compagnie. Col rischio però che scatti la revoca dei mandati.

Tutto questo comporta un pericolo: si può incrinare la fiducia tra professionista e cliente, violando il Codice delle Assicurazioni, che vieta di agire contro gli interessi del consumatore. Le imprese sarebbero molto pretenziose, mirando a una percentuale di polizze riformate elevata, con condizioni peggiorative.

Circolari interne sarebbero perentorie come contenuto e linguaggio: le società vorrebbero che gli agenti si allineassero tempestivamente alle indicazioni, per evitare che la compagnia attui tutto quanto necessario per raggiungere i risultati attesi, compreso il blocco di incasso delle quietanze.
Esiste in parallelo il problema dei prezzi delle polizze, specie di quelle Rca e accessorie auto.
Stando allo SNA, le compagnie applicherebbero aumenti tariffari pesanti anche a profili virtuosi in prima classe di merito, che non causano mai sinistri. Per avere margini di profitti ancora più alti. Vero che i ricavi potrebbero anche arrivare da rincari delle Rca di profili ad alto rischio incidente, nelle peggiori classi, ma non esisterebbe più tanto margine in quella direzione: cifre iperboliche di migliaia di euro l’anno di Rca, pena il rifiuto del preventivo da parte del cliente. Più semplice e immediato alzare il premio a chi paga di meno. Su quali basi? Il sistema bonus malus Rca dovrebbe sanzionare solo gli automobilisti poco prudenti, non quelli che viaggiano in sicurezza.

Su queste accuse degli agenti, le Compagnie negano che tutto questo accada.

Opportuno ricordare che qualcosa di analogo accade anche nel settore dei periti assicurativi, pressati dalle compagnie: valutazioni al ribasso, danni da concordare non computando l’importo dell’Iva: “innescando anomali intrighi fiscali”. La pressione “monetizzata” affinché l’auto sia riparata preso i carrozzieri convenzionati. Ed, infine, poi la pressione per il maggior utilizzo dello strumento della videoperizia, certo più “green” secondo alcuni, ma che alimentano molte zone “grigie”, perché son tutto Tranne che perizie: a distanza, con lo smartphone, si possono fare bei video giocosi per i balletti di TikTok, non le perizie ai veicoli.

NOTE: in caso si volesse controbattere a quanto riportato nel web in queste ore, il presente blog è a disposizione per approfondimenti.
Assicurazione

Assicurazioni Rc Auto Temporanee False: Come evitare le Truffe

Il caso

Si aggrava il problema delle assicurazioni Rc auto temporanee false, vendute da broker fasulli: intermediari che inventano di tutto. Per prima cosa, mettono in piedi un sito Internet fatto molto bene, curato, con grafiche accattivanti, loghi di compagnie, le quali sono estranee alla vicenda e anch’esse vittime del raggiro. Poi inventano nomi per se stessi molto simili a denominazioni sociali vere. Quindi propongono polizze di pochi giorni: una settimana o un mese 100 euro, 1 mese 200 euro. Parliamo di clienti che abboccano, perché attirati dai costi bassi e scappano da preventivi da capogiro: anche 2.000 o 3.000 euro l’anno. In quanto sono in classi di merito pessime, avendo causato 1 o più incidenti, e abitano in zone ad alto rischio sinistri e/o presunte frodi: Napoli e Caserta, ma anche Prato e altrove (fonte statistiche assicurative).

È notizia dei giorni scorsi la scoperta di una truffa colossale a Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano: con programmi di modifica delle immagini, una banda vendeva polizze assicurative, inserendo i loghi di compagnie assicurative importanti, come UnipolSai o Cattolica, a clienti che quindi compravano polizze auto e moto fasulle. In quattro sono accusati di truffa aggravata in concorso.

L’Ivass (Autotità di vigilanza) nel contempo IVASS ha ordinato la cessazione dell’attività di intermediazione assicurativa esercitata tramite i seguenti siti web che offrono abusivamente servizi assicurativi: http://www.luca-signorelli.com (accessibile anche digitando luca-signorelli.com), zurlobrokers.it, assicurasemplice.online, auito-gruppo.com, naioloassicurazioni.it, assigirva.it, adesso-nicola.com, rinnovoquixa.com. Per i domini http://www.luca-signorelli.com e luca-signorelli.com, è stato richiesto ai provider di telefonia e connettività di oscurare anche le versioni con URL http://www.luca-signorelli.com e luca-signorelli.com.
Sono siti che richiamano altri siti già esistenti e legali per trarre in inganno. Le attività di oscuramento da parte dei provider che operano sul territorio italiano sono in corso.

Sale così a 111 il numero dei portali farlocchi oggetto di ordine di cessazione da novembre 2023. Il guaio è che i criminali creano nuovi siti con inediti link, rinascendo di continuo dalle proprie ceneri.

Consigli utili

Per prevenire, è sempre opportuno consultare l’Ivass, sul sito al link di seguito https://www.ivass.it/cyber/siti-abusivi/.

L’Ivass raccomanda di adottare le opportune cautele nella valutazione di offerte
assicurative via Internet, telefono o messaggistica veloce (ad esempio, WhatsApp),
soprattutto se relative a polizze r.c. auto di durata temporanea.
In particolare, l’Autorità di vigilanza consiglia ai consumatori di controllare, prima del pagamento del premio, che i preventivi e i contratti siano riferibili a imprese e intermediari regolarmente autorizzati e di consultare sul sito IVASS le liste dei siti degli intermediari assicurativi regolarmente iscritti al RUI e dei siti delle imprese di assicurazione vigilate dall’Ivass (sul sito al seguente link https://www.ivass.it/consumatori/index.html i consumatori possono trovare molte utili informazioni.

Considerazioni finali

Alla base del fenomeno delle assicurazioni Rc auto temporanee false c’è un fattore cruciale: il caro prezzi che non conosce tregua. I costi delle polizze assicurative sono in costante aumento, spingendo molti automobilisti a cercare alternative più economiche, spesso cadendo nelle trappole tese dai broker fasulli. Nel primo trimestre del 2024, il prezzo medio di una polizza Rc auto si è attestato a 394 euro, segnando un aumento del 7,2% rispetto all’anno precedente. Questo incremento è parte di una tendenza al rialzo che prosegue ininterrotta da metà 2022. Ciò è in netto contrasto con le promesse fatte in passato: si era detto che l’introduzione del risascimento diretto avrebbe dovuto portare a una riduzione dei costi delle Rc auto.

Tuttavia, la realtà dei fatti è ben diversa. I prezzi continuano a salire, e questo spinge i consumatori, soprattutto quelli in classi di merito basse o residenti in aree ad alto rischio di sinistri come Napoli, Caserta e Prato, a cercare soluzioni apparentemente vantaggiose ma, in realtà, pericolose e illegali. Così, anziché risparmiare, finiscono per viaggiare senza copertura assicurativa, rischiando di dover risarcire personalmente eventuali danni causati in incidenti.

Attualità

PERITI ASSICURATIVI: A rischio regolarità delle stime e sicurezza stradale. 15 MAGGIO TAVOLA ROTONDA SUL TEMA

Sebbene liberi professionisti, i periti sentono tutti i giorni sulla loro pelle il peso e la fatica di dover combattere per ricevere il giusto riconoscimento in termini di stima e remuneratività per il lavoro svolto con professionalità e competenza, sia che si operi per grandi committenze sia che si lavori per singoli privati.

Si aggiunge alle tante criticità della professione di perito un’altra problematica. L’abusivismo delle perizie assicurative.

È per questo che l’associazione Aiped, a dimostrazione della sua vocazione per la tutela dei periti assicurativi e della loro professione, scende in campo nella lotta all’abusivismo e dice NO a tutte le possibili forme di elusione della normativa vigente che impone e dispone che l’attività di accertamento e stima dei danni derivanti dalla circolazione stradale restino riservate ai professionisti iscritti nel ruolo ex art. 157 Cap.

L’associazione denuncia pratiche poco trasparenti e violazioni della normativa.

A pagarne le conseguenze, oltre ai periti assicurativi, sono i danneggiati e, in generale, gli automobilisti per le naturali ed evidenti criticità dovute a perizie svolte da tecnici non abilitati!

Di seguito il comunicato stampa dell’associazione che per il giorno 15 maggio ha organizzato un Tavola Rotonda riservata agli iscritti durante la quale il Direttivo renderà note le attività compiute, sulle quali si avrà modo di discutere e confrontarsi.

Assicurazione

#RcAuto: Aumenti polizze anche in Europa

Rcauto: Come accade in Italia aumenti delle polizze anche in Germania.

Ma l’Italia resta in testa alla classifica, dove si paga in più rispetto alla media europea.

L’incremento dei premi Rca è dovuto a diversi fattori. Sicuramente uno dei fattori che incide sono i #ricambi (da anni vige una speculazione silente sui prezzi dei ricambi!), sicuramente incidono l’evoluzione tecnologia di molte componentistiche delle autovetture che vanno sostituite in caso di sinistro, poi c’è il fattore l’inflazione di questo periodo, ma non dimentichiamo un altro fattore di rilievo per l’aumento dei premi che riguarda la legge 118/2022, entrata in vigore il 1° gennaio 2023.

La norma ha esteso il sistema #Card (Convenzione tra gli Assicuratori per il Risarcimento Diretto) anche alle compagnie assicurative straniere.

Più volte è stato rilevato che il sistema Card ha fallito.

Dalla sua entrata in vigore, che assicurava la diminuzione dei premi, si è riscontrato un aumento costante degli stessi e un sistema di assunzione del rischio per l’assicurato sempre più vincolante e penalizzante.

Sarebbe il caso di riformare la rcauto?

Segue al link l’articolo di SicurAUTO.it che analizza la situazione tedesca.

About me, Curiosità

Perito AI o.. AHI?

AHI! (esclamazione).. Da perito fisico a perito ibrido, a perito virtuale, a perito fai da te, a perito a distanza o da remoto, a perito… AI!

(Scena: un tribunale improvvisato in un mondo alternativo dove tutti sono periti in qualche forma..)

Giudice: Ordine in aula! Oggi affronteremo il caso di una perizia particolarmente insolita. Chi è l’accusato?

Avvocato: Onorevole Giudice, l’accusato è il Signor Jack, conosciuto anche come “Il Perito Poliedrico“.

Giudice: Ah, il famoso Jack! Che cosa è accusato di fare stavolta?

Avvocato: L’accusa sostiene che abbia commesso il reato di confondere la perizia con una gamma di servizi espertizzati! Si è auto-proclamato perito ibrido, ecologico, a distanza, fai da te, virtuale, ecc.

Giudice: Interessante… Prosegui.

Avvocato: Il Signor Jack ha dichiarato di poter risolvere qualsiasi problema tecnico, gestionale, estimativo, da qualsiasi parte del mondo, usando solo un laptop e una connessione Internet.

Giudice: Ma questo non sembra un po’ esagerato?

Avvocato: Esattamente, onorevole giudice! Ma non finisce qui. Si è persino autonominato “Super Perito“, sostenendo di poter stabilire la validità di altre perizie!

Giudice: (scrollando la testa) Questo è assurdo. E cosa ha da dire l’accusato?

Accusato (Jack): Onorevole Giudice, membri della giuria, vi assicuro che la mia esperienza e la mia competenza di tutte queste “forme di perizia” sono assolutamente legittime! Ho attraversato deserti di codice sorgente, scalato le montagne di manuali tecnici e navigato negli oceani di dati. Sono il Perito Poliedrico, il maestro di tutte le arti peritali!

Giudice: Beh, Signor Jack, sembra che abbia avuto un’avventura abbastanza straordinaria. Ma per quanto riguarda la legge, siamo qui per decidere se è colpevole o meno. La corte è sospettosa riguardo alla sua modalità di “perizie”. Abbiamo bisogno di prove concrete!

Accusato (Jack): Onorevole Giudice, permettetemi di dimostrare la mia abilità con una perizia Live (in diretta), a distanza, su un caso reale! Basta un attimo e…

Giudice: (interrompendo) Mi dispiace, Signor Jack, ma in questa aula non possiamo permettere dimostrazioni a distanza..

Accusato (Jack): (sospirando) Va bene, onorevole Giudice. Ma vi prego di credere che sono il Perito migliore che questa corte abbia mai visto!

Giudice: Vedremo, quanto è vero ciò nel corso di questo processo. Intanto, la corte è sospesa sino alla prossima udienza.

Vedremo se si tratta di perizia oppure di imperizia..

LM