#RcAuto: Le lesioni degli automobilisti

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Le immagini sono orripilanti, ma l’articolo evidenzia aspetti importanti nel riconoscimento del meccanismo lesivo degli occupanti di un’autovettura che subisce un grave sinistro stradale.

Quali sono state le cause? Il danno fisico è legato ad una o più circostanze? Buona lettura.

Le lesioni degli occupanti di un’autovettura sono condizionate dall’utilizzo e dall’azionamento dei sistemi di ritenuta (cinture di sicurezza, pretensionatori, airbag…). Non è sempre facile riconoscere il meccanismo lesivo, spesso legato a più circostanze, tra le quali si inseriscono il malfunzionamento ed il malposizionamento delle cinture di sicurezza, l’inadeguato assetto posturale dell’occupante, la vicinanza  dall’airbag ed altro.

I sistemi di contenimento attuali, con particolare riguardo alla cintura di sicurezza a tre punti, se da un lato riducono le lesioni potenzialmente mortali, dall’altro possono essere responsabili di lesioni minori multiple e disseminate. Ad esempio, in caso di incidenti ad elevata velocità, superando i limiti di resistenza degli organi o della corporatura ossea,  si possono avere contusioni, fratture ossee e danni viscerali anche gravi. La mobilità del capo rispetto al torace frenato dalla cintura favorisce il realizzarsi di distrazioni del rachide cervicale con possibile interessamento vertebrale; la clavicola immobilizzata promuove la torsione della spalla contro-laterale con possibilità di impatto di quest’ultima contro le strutture dell’abitacolo.
Inoltre, è stato osservato che le lesioni dirette sono legate all’effetto meccanico indotto dalla cintura sulle zone di pressione (fegato, torace, ecc.), mentre le lesioni indirette sono svincolate dall’uso della cintura e si realizzano per mobilizzazione di alcuni organi per effetto di meccanismi di accelerazione-decelerazione e trasmissione delle forze. Nel meccanismo indiretto sono prevalenti le lesioni rachidee: nei casi più lievi inducono una semplice distrazione dei legamenti vertebrali mentre nei casi più gravi si può arrivare a fratture intersomatiche con esposizione dello speco e sezione midollare. Il tratto lombare è spesso sede di traumi da torsione esterna (roll-out), che si verificano quando la parte superiore del corpo del cinturato tende a compiere una rotazione intorno all’asse della cintura toracica, mentre il bacino è bloccato dal nastro addominale. Si tratta di una flesso-rotazione anteriore proporzionale all’inerzia del corpo: l’esito più frequente è quello di una frattura caratteristica da compressione cuneiforme antero-laterale del corpo vertebrale.
A livello toracico, si osservano frequenti lesioni della gabbia toracica, per lo più fratture costali, prodotte con meccanismo diretto dalla cintura di sicurezza, i cui monconi possono indurre lesioni polmonari con pneumotorace ed enfisema sottocutaneo.
Nell’ambito delle lesioni viscerali, il tratto meno protetto dalle cinture è quello gastroenterico, seguito dagli organi ipocondriaci (rene, diaframma, vescica e pancreas). Le lesioni viscerali sono indotte da un meccanismo diretto per compressione-schiacciamento, ovvero da meccanismo indiretto per decelerazione e trasmissione di forza. Le lesioni epatiche nei soggetti cinturati sono dovute a compressione diretta del nastro ventrale, specie in caso di “submarining” ovvero di scivolamento del corpo anteriormente e verso il basso. L’incongruo posizionamento della cintura al di sotto della spalla, invece, può favorire lesioni della milza sino alla sua rottura, con imponente emorragia retroperitoneale. La lacerazione dell’aorta in corrispondenza dell’istmo trova ragione in un meccanismo indiretto per azione delle forze di accelerazione-decelerazione su una struttura sessile. È anche possibile l’interessamento della carotide per schiacciamento diretto del vaso da una cintura malposizionata ovvero per iperestensione del collo.
Buona parte delle lesioni da airbag, come prevedibile, interessano il volto ed il capo, sotto forma di abrasioni, contusioni e non raramente, lesioni oculari. Il meccanismo, responsabile di tali lesioni, è indotto dal violento impatto dell’airbag esploso contro le strutture del volto. I danni oculari possono essere vari, da semplici abrasioni corneali fino al distacco di retina. Devono inoltre considerarsi le complicanze sull’orecchio derivanti dallo scoppio dell’airbag, con possibile ipoacusia, vertigini e deficit acustici neurosensoriali. Tali lesioni possono sottendere un meccanismo traumatico diretto per impatto dell’airbag sul padiglione auricolare in un soggetto che abbia il busto ruotato rispetto al senso di marcia, ovvero per un trauma acustico indotto dal rumore provocato dal gonfiaggio dell’airbag. Sono altresì possibili lesioni della regione cervicale legate al contatto del capo contro l’airbag.

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Esistono infine casi in cui a seguito dell’incendio della autovettura, gli occupanti possano essere rinvenuti carbonizzati all’interno del mezzo; in questi casi occorrerà considerare se il soggetto era già deceduto prima dell’impatto, se il decesso era per le lesioni riportate in seguito all’impatto (politrauma), ovvero se era deceduto per l’azione dei gas e delle fiamme sviluppatesi nell’incendio. In sede autoptica occorrerà esaminare il tipo, l’entità e la vitalità delle lesioni e quindi effettuare indagini di tossicologia forense al fine di valutare i livelli di monossido di carbonio nel sangue che, se elevati, consentiranno di attribuire il decesso, causalmente o concausalmente, ad un’intossicazione da monossido di carbonio. In tutti i soggetti occorrerà comunque valutare i livelli di alcool (la concentrazione ematica limite è di 0,5 g/l) o l’eventuale assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti al fine di valutare eventuali responsabilità nella realizzazione dell’incidente, con ovvie ripercussioni in ambito civilistico ed assicurativo.

 

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