Assicurazione, DDL Concorrenza e mobilitazionedecretorcauto

LA LOBBY DELLE ASSICURAZIONI HA UN NUOVO AMICO: MATTEO RENZI

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Cari cittadini/e, colleghi/e patrocinatori stragiudiziali e periti assicurativi, cari autoriparatori,
ancora una volta il Governo pressato dalle forze assicurative tenta di collocare all’interno di un DDL, che di.. concorrenza ha ben poco, norme già stralciate e riposte nel cassetto dai precedenti Governi!
Un nuovo attacco contro la libertà di scelta del danneggiato che rischia di  penalizzare la gran parte della categoria degli autoriparatori indipendenti. Una manovra che rischia di tagliare migliaia di posti di lavoro nel settore dellautoriparazione e non solo..

Ecco di seguito un articolo che analizza con chiarezza la bozza del DDL in materia #Rcauto:

di Marco Palombi,
Il Fatto Quotidiano

LA BOZZA DEL DDL CONCORRENZA SU CUI LAVORA L’ESECUTIVO SEMBRA SCRITTA DALL’ANIA: MENO RISARCIMENTI E NORME CHE FAVORISCONO LE COMPAGNIE

Il 20 febbraio arriveranno in Consiglio dei ministri un bel po’ di leggi e decreti. Lo ha promesso martedì Matteo Renzi citando – tra gli altri – il ddl Concorrenza scritto da Federica Guidi. E qui c’è un problema. A giudicare dalla bozza in possesso del Fatto Quotidiano, infatti, al ministero dello Sviluppo hanno svuotato i cassetti di vecchie norme già respinte dal Parlamento: ci si riferisce, in particolare, a quelle in materia di Rc Auto, che al solito sembrano uscite dalla penna di un funzionario dell’Ania, la Confindustria delle assicurazioni.

Diminuire i risarcimenti: l’ossessione di un decennio

Anche nel disegno di legge di Renzi c’è una norma che Ania tenta di far approvare almeno dall’ultimo governo Berlusconi: un taglio drastico sui risarcimenti per i macrodanni (cosette permanenti come la perdita di un arto o la morte). Un breve riassunto: il Codice delle assicurazioni entrato in vigore nel 2006 delegava il governo a stilare tabelle nazionali con i valori del risarcimento entro 24 mesi (la delega scadeva a gennaio 2008). Quelle per i microdanni (da 1 a 9 punti) arrivarono quasi subito, le altre (da 10 a 100 punti) finirono disperse: a delega già morta ci provò nell’agosto 2011 l’ex Cavaliere e all’inizio del 2012 Mario Monti con un apposito Dpr su tabelle elaborate dai tecnici del ministero dello Sviluppo. Il motivo di questo improvviso risveglio è semplice: proprio nel 2011 la Cassazione aveva stabilito che le tabelle nazionali già esistono e sono quelle – compilate in maniera scientificamente impeccabile – dal Tribunale di Milano. Solo che alle assicurazioni non piacciono: con quelle si paga troppo e infatti quelle del ministero tagliano i risarcimenti fino al 50%. Ora il ddl Guidi-Renzi riprova laddove fallirono i padri e, pur di fare un favore alle assicurazioni, in tre righe tenta di resuscitare una delega al governo scaduta da sei anni.

Il colpo di frusta: quando una parola è di troppo

In principio fu Monti, ma ora Renzi supera e corregge il maestro: nessuno dovrà mai risarcire un “colpo di frustra”. È andata così. Quando inizia la crisi le assicurazioni vanno in sofferenza, poi tornano agli utili con una cura semplice: aumento dei prezzi e abbattimento dei risarcimenti. A quest’ultima parte ci ha pensato il governo tecnico, che a inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un “accertamento clinico strumentale obiettivo”. Che significa? I medici legali delle compagnie non riconoscono mai i piccoli danni tipo il “colpo di frusta” e all’assicurato resta l’unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli. Risultato: quel capitolo è passato dal costare alle compagnie 2,7 miliardi l’anno a poco più di uno. E che facevano, nel frattempo, i costi per gli utenti? Ovviamente aumentavano. La legge di Monti, però, lasciava ancora qualche spazio all’autonoma scelta del medico e qui arriva il ddl di Renzi: nessuno spazio alla constatazione “visiva” del danno. O fai gli esami clinici o niente soldi.

Gli avanzi di Letta: quando i renziani erano contro

Altre norme presenti nel ddl Concorrenza vengono dritte dritte da un decreto del governo di Enrico Letta: all’epoca i renziani in Parlamento (assai meno di oggi) provvidero a far stralciare quelle norme, oggi il loro capo si appresta a ripresentarle. L’impianto propagandistico è lo stesso: vi faremo risparmiare il 25%. Poi magari non sarà proprio così, intanto le assicurazioni si prendono i loro vantaggi. Le compagnie – dice il testo – devono applicare “sconti significativi” a chi ad esempio fa montare la scatola nera sulla sua auto (peccato che i costi di installazione e funzionamento siano a carico del cliente). Altro cavallo di battaglia dell’Ania presente nel nuovo testo è il cosiddetto “ risarcimento in forma specifica ” (si fa riparare la macchina da un carrozziere scelto dall’assicurazione): questo – oltre a far diventare i 15 mila carrozzieri italiani dei terzisti delle compagnie – lascia all’assicurazione la scelta sulle modalità di riparazione. Tradotto: tra due soluzioni tecniche, il carrozziere convenzionato sceglierà sempre quella meno costosa per i suoi datori di lavoro. E c’è pure lo sconto se si accetta il divieto di cessione del diritto al risarcimento: quando cioè il carrozziere ripara la macchina e poi è lui a vedersela con la compagnia (anche qui il problema è la qualità tecnica delle riparazioni e la valutazione del costo del lavoro dell’artigiano).

Un mercato inefficiente, che verrà lasciato com’è

Dalla liberalizzazione di metà anni Novanta al 2012 i sinistri sono diminuiti del 40%, mentre i costi per l’utente – dice uno studio Adusbef – aumentavano del 245% (da 391 a 1.350 euro). Risultato: il 10% del parco auto circolante non ha l’assicurazione. Secondo la stessa Ania, l’indice dei sinistri è calato dal 15% di vent’anni fa al 6,3% del 2013. Com’è possibile allora che le polizze siano sempre salite? Le truffe c’entra poco. Spiega l’Antitrust: “Il settore della Rc Auto in Italia è un mercato con debole tensione competitiva”, in cui “le inefficienze vengono trasferite sui premi, con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere”. E infatti, laddove in Francia una quarantina di compagnie si
contendono i clienti, in Italia i primi tre gruppi – Unipol/Fonsai, Allianz e Generali – si dividono oltre i 2/3 del mercato. Di questo, ovviamente, il ddl Concorrenza non si occupa.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Immagini: fonte web

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