Giurisprudenza

Incidente in curva: la moto taglia, la macchina allarga. Il precetto della destra vale per entrambe

ImmagineSegnaliamo la sentenza n. 3543/13 della Cassazione con la quale la Suprema Corte ha interpretato in maniera combinata due norme del codice della strada, su velocità prudenziale e posizione sulla carreggiata. Una macchina ed una moto si scontrano in una curva, sulla linea di mezzeria. La prima la stava per imboccare, a destra, la seconda l’aveva appena terminata, a sinistra. I danni fortunatamente non sono molti, più che altro materiali. Il conducente della moto viene condannato al risarcimento dei danni. Tribunale e Corte d’Appello riconoscono che la responsabilità dell’incidente fosse da ritenersi totalmente a carico del motociclista, non avendo tenuto la destra, come prescritto dal codice della strada. Quest’ultimo ricorre in cassazione. Non capisce come mai il precetto della destra rigorosissima valga solo per lui e non anche per il conducente dell’automobile. Tale precetto è stato infatti applicato a lui perché in curva e non all’auto, perché prima della curva. Non capisce come sia possibile che lo scontro sia avvenuto in due punti diversi: uno per la macchina ed uno per la moto. Il codice della strada, sulla posizione da tenere in carreggiata, prevede che si debba tenere la destra, anche quando la strada è libera. In particolare, si deve stare il più vicino possibile al margine destro quando si percorre una curva, a meno che la strada non sia a due corsie. Il codice prescrive al conducente di moderare la velocità in base alle circostanze concrete in cui si trova, onde essere in grado di compiere le manovre necessarie per evitare ogni possibile pericolo. In particolare la velocità deve essere moderata nelle curve, che costituiscono situazioni di scarsa visibilità.

La Suprema Corte ricorda che «il conducente, approssimandosi ad una curva, non può limitarsi a tenere la velocità consentita in quel tratto di strada, ma deve rapportarla a pericoli prevedibili e che prescindono dalla loro visibilità, e perciò contenerla nei limiti tali da consentire di poter arrestare il veicolo». Il motociclista non ha rispettato il codice non tenendo la destra, ma da ciò non può dedursi automaticamente una sua colpa esclusiva. I giudici di merito avrebbero dovuto valutare, visto lo spazio di manovra lasciato libero, se la velocità tenuta fosse anche inferiore ai limiti consentiti, in modo tale da potere eseguire il cambio di traiettoria per evitare lo scontro. Per questi motivi la Cassazione cancella la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo giudizio che dovrà eseguire una nuova valutazione del caso seguendo le nuove indicazioni.

(Tratto da http://www.dirittoegiustizia.it).

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