Giurisprudenza

Chi urta moto ha sempre l’obbligo di fermarsi

Chi urta un motorino mentre e’ al volante della propria auto, ha sempre l’obbligo di fermarsi, anche se lo ‘scontro’ ha provocato soltanto la caduta del ciclomotore e nessun danno al suo conducente. A sottolinearlo e’ la Cassazione, confermando la condanna inflitta ad un automobilista dalla Corte d’appello di Firenze. L’uomo era finito sotto processo per non aver dato la precedenza, svoltando a sinistra, ad un motociclista che proveniva alla sua destra. Il centauro era finito a terra e l’imputato aveva proseguito la sua marcia senza prestare soccorso.

“Il contatto con un ciclomotore – osservano gli ‘ermellini’ della quarta sezione penale in una sentenza depositata oggi – (o comunque, anche la sola caduta a terra del mezzo stesso), veicolo che comporta, come e’ noto, instabilita’ e precarieta’ di equilibrio per il conducente, imponeva l’obbligo della fermata” e “mette conto sottolineare che, secondo la versione dello stesso imputato, il conducente del ciclomotore si sarebbe rimesso in piedi da solo: cio’ dimostra – scrivono i supremi giudici – che, avendo avvertito la necessita’ di ispezionare la strada alle sue spalle attraverso lo specchietto retrovisore”, l’imputato “si era ben reso contro dell’incidente riconducibile alla sua condotta”. I giudici di piazza Cavour, infine, ricordano che “il dovere di fermarsi sul posto nell’incidente deve durare per tutto il tempo necessario all’espletamento delle prime indagini rivolte ai fini dell’identificazione del conducente stesso e del veicolo condotto, perche’, ove si ritenesse che la durata della prescritta fermata possa essere anche talmente breve da non consentire ne’ l’identificazione del conducente, ne’ quella del veicolo, ne’ lo svolgimento di un qualsiasi accertamento sulle modalita’ dell’incidente e sulle responsabilita’ di causazione del medesimo, la norma stessa sarebbe priva di ‘ratio’ e di una qualsiasi utilita’ pratica”.

da svagonews.com

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2 pensieri riguardo “Chi urta moto ha sempre l’obbligo di fermarsi”

  1. come dire….se urto un bus posso andare via!!!!??????!!!!!!!!
    credo che da cittadini civili l’ obbligo di fermarsi non corre solo per l’accertamento di eventuale lesione fisica per scongiurarsi una querela per omissione di soccorso,ma credo sia un atto civico dovuto, che nessun codice civile dovrebbe normare non credi?
    poi che gli ermellini ogni tanto vogliano dare una qualche indicazione, resta del tutto superfluo a chi è civile!
    quindi trovo brutta la sentenza sotto il profilo civile, in quanto il giudice non doveva entrare nel merito del tipo di veicolo coinvolto,ma entrare nel merito del comportamento scorretto ed incivile di chi ti danneggia anche alle sole cose e se ne va mandandoti a quel paese o con la scusa di dover andare subito via per un motivo o l’altro e con sprezzo di dice di prenderti il suo numero di targa!!!! gli ermellini succitati…dovrebbero a questo punto non consigliare , ma sanzionare in modo marcato tutti i comportamenti incivili,più di quelli normati dal solo codice della strada,in modo da imporre civiltà a chi non sa di appartenere , fortuna per noi che siamo la maggioranza,ad una nazione civile!
    spero di non avervi annoiato.saluti

    1. Salve Vincenzo.
      Mi sembra che si sia perso di vista il tema di partenza.
      Lo spunto di interesse della sentenza riportata è dato dall’aver posto l’accento su un obbligo comportamentale specifico, disciplinato dalla legge, che la sentenza in questione ha rimarcato. Ritengo importante sottoporre tale argomento all’attenzione dei molti perché credo che si tratti di una fattispecie poco nota ai più. Non si tratta di analizzare dal punto di vista della morale comportamenti posti in essere da ognuno di noi. Si tratta di analizzare, da un punto di vista tecnico- normativo, le fattispecie di interesse professionale che risultano interessanti in quanto tali.
      Divulgare questi aspetti, per consentire la diffusione e la maggiore comprensione ai non addetti ai lavori, è cosa diversa dal generico dissertare.
      Saluti,
      Luigi Mercurio

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