CUPS.IT: “CHIUDERE IVASS E ANTITRUST”. MOBILITAZIONE GENERALE!

Il CUPS.IT (Comitato Unitario Patrocinatori Stragiudiziali Italiani) è da sempre attivo nella lotta per il “diritto al risarcimento”. Tra i suoi obiettivi si propone di promuovere la figura del patrocinatore stragiudiziale, di ricercarne  un quadro di riferimento normativo che porti al suo riconoscimento giuridico nell’ambito della libertà di esercizio, nonché di intraprendere ogni iniziativa utile per promuovere la professione e di collaborare con altre associazioni o federazioni di professionisti non regolamentati da albi e collegi per la soluzione di problemi di comune interesse.

Vi riportiamo di seguito un “interessante comunicato” che vuole evidenziare e segnalare i comportamenti delle autorità di vigilanza e controllo.

 “Il ruolo delle autorità di controllo “indipendenti”  ha ormai raggiunto il capolinea, almeno dopo una attenta osservazione del mercato della RC Auto. Le nomine di carattere politico o “familistico” si sono moltiplicate. Abbiamo l’IVASS che, nel direttorio, ha nominato  un ex consulente dell’Unipol e un altro di provenienza assicurativa. Nell’Antitrust la concorrenza dovrebbe essere garantita da figli di garanti ex consulenti del settore assicurativo.

Abbiamo visto l’ISVAP avallare misure solo favorevoli alle compagnie che, nel corso degli anni hanno:

–              ridotto il risarcimento del danno alla persona;

–              aumentato i premi;

–             precarizzato il diritto all’assistenza di un professionista;

–             smantellato ispettorati sinistri;

–             aumentato il livello di concentrazione tra le imprese;

–              messo in cattiva luce l’attività dei professionisti (patrocinatori stragiudiziali e legali) che operano a   tutela dei diritti del danneggiato;

–             messo in cattiva luce il settore della riparazione indipendente.

A tale vulgata di un organismo di vigilanza che ha esaurito il suo ruolo al centro di un vortice di inchieste giudiziarie, si aggiunge anche quella dell’Antitrust che ha recentemente  pubblicato una indagine conoscitiva sulla RC Auto dove la conoscenza, se così vogliamo definirla, è stata estratta da fonti quasi esclusivamente di natura assicurativa o da associazioni presiedute da fiduciari delle compagnie con risultati sconcertanti.

Infatti, il copioso documento difende in modo fideistico la procedura di risarcimento diretto, nonostante si sia rivelato un inganno di proporzioni colossali, un artifizio utile solo a consentire una gestione più finanziaria che tecnica del delicato processo di accertamento e liquidazione dei danni.

Inoltre, la stessa autorità chiede, in sfregio al principio di terzietà, che le vittime della strada siano curate con medici designati dalle stesse compagnie, raccogliendo una proposta che neppure l’ANIA avrebbe osato avanzare ma che ha prontamente accolto.

Abbiamo visto sempre la stessa Antitrust che, nel pronunciarsi in merito alla non vessatorietà di alcuni contratti assicurativi “capestro” , usa la maldicenza nei confronti di intere categorie di professionisti e imprenditori trasformandola in ipotesi operativa a favore delle compagnie.

Abbiamo visto, sempre a detta degli ineffabili membri dell’Antitrust, che un imprenditore indipendente, non sottomesso alle logiche assicurative e che, soprattutto, produce fatturato, invece di essere elogiato e premiato per tenere in piedi una realtà economica di tutto rispetto, dovrebbe essere privato degli strumenti utili a competere con chi accetta, più o meno liberamente, di lavorare come fiduciario di compagnia.

Di buoi che danno del cornuto all’asino ne abbiamo visti fin troppi, ma d’altra parte abbiamo organizzazioni immobili, associazioni che pensano di organizzare confronti o dialettiche pseudo – accademiche come se vivessimo ancora nei mitici anni 90, altre organizzazioni che pensano di andare alla corte dell’ANIA per essere poi finemente tritate o blandite.

La questione è invece semplice: si vuole eliminare il diritto dal risarcimento per trasformarlo in indennizzo e delegare tutto alla gestione di tre o quattro compagnie parastatali. Guai a chi contrasta tale disegno. Attorno a questa ipotesi da anni lavorano alacremente alcune aziende, a volte travestite da associazioni dei consumatori, altre da medici o da autorità di controllo a seconda dei casi e delle necessità.

Il mondo sta cambiando in fretta e bisogna determinare una chiara distinzione tra chi rispetta il lavoro e i lavoratori e chi non lo fa. Questa è l’unica discriminante seria.

Un invito quindi alla mobilitazione e a non guardare solo il proprio orticello è più che mai necessario.

Al legislatore un invito a chiudere invece questi carrozzoni parastatali che non servono. Si restituisca al Ministero  dello Sviluppo Economico la competenza del della vigilanza e del mercato assicurativo e si faccia invece una legge sulla class action seria che possa dare ai consumatori un potere di equilibrio che ora non hanno”.

Da http://www.cupsit.it

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