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Le emozioni fiorentine

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Firenze ore 21,00 circa, è sabato. Dinanzi a questo panorama serale si rimane incantati e senza parole. Una città romantica, suggestiva, pulsante che emoziona profondamente. Già. Le emozioni fiorentine hanno avuto inizio sin dal mattino con un convegno letteralmente coinvolgente! La valanga della libertà ci trascina tutti a Calenzano ed è lì che Tommaso Caravani, Davide Galli e Stefano Mannacio mi hanno riservato una preziosa sorpresa. Infatti, quando ormai si era giunti alla fine dei lavori, e noi si stava lì tranquilli (come direbbe un fiorentino) tra il pubblico, il giovin Caravani, moderatore del convegno, ha pronunciato il mio nome invitandomi a prendere la parola. Con tutto il mio stupore e la mia timidezza mi avvicino… Un emozione nuova da lasciarmi senza fiato e senza parole. Scrivere sul mio piccolo blog è la scelta di informare, condividere ogni singolo aspetto di una professione, la mia, che richiede continui approfondimenti, interventi e battaglie. Opero in un settore che deve, e può, ottenere una normativa equilibrata, ispirata a principi di reale equità, di valorizzazione oggettiva dei diritti di ognuno di noi. E’ un lavoro ricco di confronti e l’esperienza del blog consente tempi diversi e più lunghi rispetto al confronto diretto con le persone, specie in pubblico. Ringrazio i promotori per l’emozione che mi hanno permesso di vivere ma, soprattutto, un plauso a tutti quelli che con sacrificio, entusiasmo e partecipazione portano avanti questo progetto.

Grazie

Curiosità, Giurisprudenza, Mondo Perito

Cintura di sicurezza. Consigli per l’uso!

Come funziona?  Chi non indossa la cintura di sicurezza perde il diritto al risarcimento?

La cintura di sicurezza è attualmente il dispositivo di sicurezza passiva più efficace per la protezione degli occupanti gli autoveicoli coinvolti negli incidenti stradali. Si calcola che l’uso delle cinture di sicurezza riduca del 45% il rischio di lesioni gravi o fatali. La funzione della cintura di sicurezza, è di limitare il movimento inerziale in avanti degli occupanti, così da ridurre il rischio che essi, in caso di scontro, vengano proiettati violentemente contro il volante, il parabrezza od il cruscotto.
Le cinture di sicurezza sono utili anche in caso di ribaltamento, perché, trattenendo i corpi all’interno dell’autoveicolo, impediscono che gli occupanti possano fuoriuscire nel corso delle evoluzioni che il veicolo compie prima di fermarsi.
Le cinture di sicurezza sono ancora più efficaci se usate in combinazione con l’airbag.

Le moderne cinture di sicurezza sono munite di pretensionatore e di limitatori di tensione.

Il pretensionatore (vedi figura) entra in funzione nel momento in cui si concretizza lo scontro, tendendo la cintura attorno al corpo dell’occupante per mantenerlo perfettamente attaccato al sedile.

Fonte Cetris
Pretensionatore – Fonte Cetris

I limitatori di tensione (vedi figura) entrano in funzione ad impatto avvenuto: quando l’airbag inizia a sgonfiarsi, la tensione dei pretensionatori viene scaricata su questi componenti in acciaio, che si deformano in modo da ridurre la pressione esercitata dalla cintura sul torace della persona (Fonte: Cetris).

Limitatore di tensione - fonte cetris
Limitatore di tensione – Fonte Cetris
Ma che succede se non si indossa la cintura di sicurezza e si resta coinvolti in un incidente?  Si ha diritto comunque al risarcimento del danno?
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 7777/2014 (CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA N. 7777-2014) ha stabilito che il diritto al risarcimento danni non può essere negato per il semplice rilievo che l’infortunato, al momento dell’impatto, non indossasse la cintura ma – ed è questo il punto – il danneggiante/debitore potrebbe rifiutare in tutto o in parte di pagare il risarcimento per quel danno che poteva essere evitato con l’utilizzo della cintura.
In sostanza il giudice dovrà stabilire se e in che misura la mancata ottemperanza dell’obbligo di allacciare la cintura abbia potuto influire sul danno alla persona (Fonte: StudioCataldi).
Vi consiglio di utilizzare sempre la cintura di sicurezza, ricordando che è obbligatorio anche per i passeggeri seduti sui sedili posteriori.

Non indossare la cintura di sicurezza in auto può costare caro, non solo per il rischio contravvenzioni, ma per il rischio di perdere in parte o in toto il diritto al risarcimento del danno in caso di incidente stradale.
Assicurazione, Curiosità

Buona Pasqua 2014 da #Luigi #Mercurio

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Vi auguriamo una Buona Pasqua a voi ed alle vostre famiglie.

Il Blog è sempre in crescita e questo risultato è merito di tutti voi che ci siete vicini e ci seguite. Tutto ciò è gratificante e ci carica a fare sempre del nostro meglio nel fornire il nostro contributo.

Ancora tanti auguri

L.M.

Curiosità, Giurisprudenza

Carta che vince carta che perde

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Fonte web

Da qualche tempo si parla di una modifica al Codice della Strada. Una delle molte in vero. La proposta riguarda la cosiddetta “zona 30”. Al centro dell’intervento la riduzione dei limiti di velocità. Se la proposta dovesse essere approvata, nelle nostre città non si potranno superare i 30 km orari. Modificando l’articolo 142 del Codice della Strada si garantirebbe la riduzione «della congestione, dello smog, del rumore, dei consumi di carburante, dell’aggressività al volante». Un divieto che potrebbe essere sufficiente per dimezzare il numero di 2000 morti l’anno in incidenti stradali nelle aree urbane. Già perché purtroppo la velocità eccessiva costituisce causa diretta di un quinto circa di tutti gli incidenti ed è uno dei principali fattori che contribuiscono ad un terzo di tutti i morti sulla strada. Veniamo ai numeri. E’ stata calcolata la probabilità di incidente mortale se si viene investiti da un’auto a velocità differenti:

  • Se è investito a 40 miglie all’ora (64,4 km/h), il 90 per cento dei pedoni viene ucciso
  • Se è investito a 30 miglie all’ora, (48,3 km/h), il 20 per cento dei pedoni viene ucciso
  • Se è investito a 20 miglie all’ora, (32 km/h), il 3 per cento dei pedoni viene ucciso

Procedere a velocità moderata potrebbe contribuire poi al risparmio di CO2 e di altre emissioni .Un gruppo di ricercatori della “Rete Globale delle Scienze e Tecnologie Ambientali”, guidati da a Jesus Casanova, ha scoperto che, la riduzione del limite di velocità a 30 km/h sulle strade urbane, non solo non ha alcun impatto sul tempo necessario per completare un viaggio in auto , ma riduce anche le emissioni nocive delle auto , perché meno di carburante viene bruciato.

Dunque meno incidenti stradali, maggiore rispetto per l’ambiente tutto con la semplice sostituzione dell’odierno limite dei 50 km/h, quello classico per i centri abitati.

Guardando poco lontano da noi scopriamo che le zone 30 sono molto diffuse in tutta Europa. Visitando il sito http://it.30kmh.eu/ si scopre che i cittadini europei si mobilitano da tempo per l’introduzione delle zone 30. In Italia la Fiab, Federazione Italiana amici della Bicicletta, sul sito http://fiab-onlus.it/bici/attivita/campagne-ed-interventi/limite-30.html, spiega come l’obiettivo sia estendere tale limite di velocità alle aree residenziali, senza limitarsi a singole zone. E’ sufficiente leggere gli innumerevoli articoli presenti sul sito per scoprire come in Belgio o in Inghilterra questa nuova regola sia largamente apprezzata ed utilizzata.

Fino a qui tutto bene.

Già perché sulla carta le opzioni positive sembrano innumerevoli ed indiscutibilmente positive.

Nei fatti accade, per ora, qualcosa di leggermente diverso. In molti comuni avviene infatti che il limite di 30 km venga utilizzato nelle zone impervie, in quelle caratterizzate da terreno sconnesso, errori di progettazione, o comunque da generica pericolosità Ecco così che il simpatico rimedio ai molti mali diviene l’odioso stratagemma dei comuni per ripararsi tra i meandri della “irresponsabilità”.

Modificare o non modificare?

Est modus in rebus, sunt certi denique fines – quos ultra citraque nequit consistere rectum: Flacco docet. 

Di Elena Bove

Curiosità

Un incidente negli anni Cinquanta

Salve a tutti. Ero intento a navigare su internet alla ricerca di notizie e materiale utile per un mio incarico peritale. Casualmente mi sono ritrovato sul blog “Parliamo di Benevento” che qualche mese fa aveva postato un articolo dal titolo “un incidente degli anni cinquanta”.  I mitici Anni ’50, che hanno visto un grande processo  di sviluppo, d’invenzione e d’innovazione, segnati dall’inizio della corsa nello Spazio, dalla nascita del rock’n’roll. Mentre in Italia Federico Fellini esordisce come regista e nel 1957 e nel 1958 vince l’oscar “al miglior film straniero” rispettivamente con “La strada” e “Le notti di Cabiria”.

Di seguito l’articolo con le foto dell’incidente:

Un incidente negli anni Cinquanta

In un anno che non conosco, a metà circa degli anni Cinquanta, all’incrocio tra via delle Puglie e via Porta Rufina, due auto si scontrarono frontalmente. Una proveniva da Napoli e l’altra da Bari.
Un evento del genere non doveva essere frequente, a quei tempi, tanto che si radunò una discreta folla e, soprattutto, l’evento fu immortalato da un fotografo. Probabilmente il fotografo fu chiamato proprio per documentare l’incidente, in vista di una futura causa.
La causa, in effetti, ci fu, e mio nonno fu chiamato dal tribunale come perito tecnico. Così alcune di quelle foto sono finite tra le sue carte. L’aspetto interessante di queste immagini, oggi, non è l’incidente, ovviamente, ma la documentazione di un luogo che si è radicalmente trasformato, senza quasi lasciare memoria di sé.
In una di esse si intravede la chiesetta di Santa Maria della Libera, alla quale ho già dedicato un post. In effetti, non si vede la facciata, ma solo il lato che guardava verso la città.
L’edificio che fa da sfondo alle foto era, invece, la caserma dei pompieri. Sulla facciata c’era una grossa ed evidente scritta: “Caserma XII Corpo Vigili del Fuoco”. Questo edificio fu abbattuto anch’esso, credo alla fine degli anni Sessanta, e al suo posto fu realizzato l’edificio dove oggi ci sono i Magazzini Santamaria.
Più avanti c’era uno dei due palazzi dei ferrovieri, la prima cooperativa di Benevento ad aver realizzato un palazzo in città, nel 1922. Anche questo palazzo è scomparso, abbattuto dopo il terremoto del 1980. (di Francesco Morante, tratto da: http://www.parliamodibenevento.it)
Di seguito le foto di quell’incidente automobilistico.
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Curiosità

Faraone Tutankhamon: la prima vittima di sinistro stradale?

Tomba-di-Tutankhamon-09-217x300Cadde dal suo carro egizio e fu travolto da un altro carro. Sarebbe avvenuto così il primo incidente stradale documentato dalla storia.

Sembra essere questa l’ultima novità dagli studi emersi sulla mummia del giovane faraone, vissuto e morto mille e trecento anni prima di Cristo. A quanto pare le precedenti ipotesi che andavano dall’avvelenamento alla morte per malaria sarebbero inattendibili. Alla luce delle recenti rivelazioni l’ipotesi più accreditata in precedenza, cioè che il faraone Tutankhamon sarebbe stato  colpito da una mazza alla base del cranio, sarebbe così, di fatto scartata.  Infatti, Il faraone morì a causa di un incidente (stradale): travolto da un carro, trainato al galoppo da due cavalli, mentre probabilmente si trovava a terra in quanto caduto dal suo carro durante un combattimento.

L’ultima tesi sulle ragioni della morte del più famoso dei faraoni è sostenuta da un consistente gruppo di studiosi inglesi, guidati dal dott. Chris Naunton, che hanno applicato ai resti del faraone le moderne tecnologie forensi, le stesse che si utilizzano oggi per la risoluzione per i delitti più complessi. Gli esami eseguiti sui resti di Tutankhamon hanno evidenziato lesioni compatibili con l’impatto contro la ruota di un carro mentre si trovava in ginocchio: un’autopsia successiva alla morte, l’ennesima a dire la verità sulla tragica morte del giovane faraone.

Continua il dott. Naunton, che con la sua morte non c’entrano le bruciature trovate sulla mummia ma il frutto di qualche errore nell’imbalsamazione: “La combustione sarebbe dovuta a un processo di imbalsamazione un po’ pasticciato, nel quale gli oli e le resine usate, miscelati all’ossigeno e al lino delle bende, hanno «cotto» la pelle del faraone dopo la sepoltura. Questo spiegherebbe le difficoltà incontrate da Howard Carter, che scoprì la tomba il 22 novembre del 1922, nell’estrarre il corpo dall’ultimo sarcofago: era così incollato dalle resine alle pareti che nemmeno un improvvisato riscaldamento a temperature molto elevate permise di rimuoverlo. Carter fu costretto a fare ricorso a leve e scalpelli, danneggiando non poco la mummia.”

“Tutankhamon è uno dei Faraoni più studiati, eppure è incredibile quanti elementi siano stati trascurati nel corso degli anni”, ha commentato Naunton. “Credo che il nostro progetto dimostri quanto ci sia da imparare sui tempi antichi, e ne impareremo anche in futuro, ma il nostro studio ci ha permesso di fare un grande passo in avanti nella comprensione di come è finita la vita di Tutankhamon.”

La teoria dell’omicidio colposo o di eventuali congiure a palazzo, non paiono quindi credibili agli studiosi inglesi. Gli studi appena esposti chiariscono finalmente  la reale dinamica della morte del giovane faraone spostando così indietro le lancette del primo incidente stradale noto della storia.